Vico come Cannes
Grande successo per la prima serata del festival del film sociale.
Metti una tiepida serata di maggio, una piazza gremita, un maxi proiettore, un film che fa riflettere, un attento regista e due attrici belle ma soprattutto brave. Questi sono stati gli ingredienti della prima serata del Social World Film Festival, un evento che ha coinvolto attivamente tutta la città di Vico Equense che per l’occasione si è trasformata in una piccola Cannes…
Il film in questione è “Dalla vita in poi” di Gianfrancesco Lazzotti, una storia vera, appassionata nella quale l’amore si scontra con molte difficoltà e i problemi, ma dai quali in fondo ne esce sempre vincitore: Rosalba ama Danilo, un ragazzo finito in carcere e per mantenere una corrispondenza epistolare con lui si fa aiutare da Katia una sua amica che vive su una sedia a rotelle. E sarà proprio in seguito a queste lettere che Katia si innamorerà di Danilo che ormai aveva troncato la sua storia con Rosalba. Ad interpretare questi due ruoli femminili così diversi fra loro eppure così coinvolti nella stessa storia, due ragazze che si sono calate egregiamente nella parte… una dolcissima Cristiana Capotondi (Katia) ed un esuberante Nicoletta Romanoff (Rosalba) che è stata anche una raffinata madrina della serata. Dopo la proiezione del film infatti, è seguita un’intervista a lei e il regista e Nicoletta ha raccontato di esser già stata in questa città, quando da piccola andava a casa dei nonni e questo l’ha resa ancora più vicina e amabile agli occhi di tutti i cittadini.
Oltre a questa pellicola, altri film sono stati inseriti in programmazione, come Benvenuti al nord, con il simpatico Alessandro Siani, ospite atteso della seconda serata, Fortapàsc che racconta la storia del giornalista Giancarlo Siani, Mozzarella Sories e Polvere il grande processo dell’amianto. Film che hanno una trama non fine a sè stessa, ma che sono incentrati su problematiche,di grande rilevanza sociale, come l’emarginazione, la delinquenza, la disabilità, l’ingiustizia, affrontantate in modo più o meno leggero.
Insomma il festival del film sociale non vuole solo una passerella di stelle del cinema, un tappeto rosso, fiori, macchine fotografiche e interviste, ma oltre a tutta questa parentesi fatata, a questo idillico scenario nel quale fa da padrone quel tocco di magia che solo il cinema sa regalare, vuole innanzitutto porsi come momento non solo di aggregazione, ma anche e soprattutto di riflessione su quelle condizioni di vita meno fortunate e su quelle problematiche che una società, in quanto civile, non può certo ignorare.
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Fara C.









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