Eccoli di nuovo insieme e scelgono come protagoniste di questo nuovo, ambizioso progetto, le parole. La coppia Fazio – Saviano ha esordito ieri con “Quello che (non) ho”. Si gioca con scrittori, giornalisti, attori, attrici, cantanti, sulle parole a cui sono più legate, raccontandole, trasformandole, vivendole, ri-vivendole. Fazio comincia con “crescita”, che un tempo era l’unica preoccupazione di mamme iper protettive, oggi è la paura che tutto stia andando a rotoli. Saviano esordisce con “interloquire” con un chiaro riferimento alle mafie che dialogano con la politica e memore dello scandalo di “Vieni via con me” dove Maroni volle intervenire in diretta a ribadire l’estraneità della Lega da legami con la ‘ndrangheta paventati proprio dallo stesso Saviano in trasmissione, beh, la stessa Lega interloquiva eccome con la malavita … Nella stanzona delle Officine Grandi Riparazioni di Torino dove un tempo si aggiustavano le locomotive, scorre un mondo magico di parole. Sono il sogno di un’Italia diversa, che si cerca migliore. Luciana littizzetto parte come al solito con la sua verve urticante a parlare di “donna”, poi conclude – fantastica – definendo stronzi chiunque si azzardi a toccare una donna. Di “bacio” parla Lila Hazam Zanganeh, scrittrice iraniana in esilio. Il grande regista Pupi Avati tira fuori “sempre”, Carlo Petrini di Slow Food, da New York, s’è portato “terra”, lo scrittore napoletano Ermanno Rea “impossibile”, Massimo Gramellini “forza, la forza d’animo che accudisce i fragili e lenisce le ferite, la forza femmina”, con una bella storia sulla attuale governatrice della Westfalia Hannelore Kraft (Kraft in tedesco significa proprio forza). Yvan Sagnet, un ragazzo del Camerun che studia al Politecnico di Torino, ha con sé “pomodoro”: li ha raccolti un’estate per mantenersi agli studi. Erri De Luca ha “il ponte”, e il racconto qui si fa vibrante emozione. Il ponte è quello di Mostar che lui ha visto crollare. Il ponte è ciò che unisce, mentre ogni muro, pur essendo entrambe opere di ingegno umano, serve soltanto a dividere. “Finanza” la spiega Paolo Rossi. Surreale. Pierfrancesco Favino legge una lettera alla bambina che sta per nascere, donandole parole che tutte insieme compongono la “vita”. Fazio alla stessa bambina elenca le parole che le augura di non pronunciare mai, “burlesque” e “faccendiere”, “briffare” e “performante”, “Padania”, “reality”, “talent”, “movida”, “personal shopper”, “escort”, “morsa del gelo”, “soluzione simpatica”, “cachemirino”, “attimino”, “futon”. Sono le parole di una certa Italia, una Italia recente e malinconica. Un’Italia che non vorremmo più vedere. E alla fine come in Vieni via con me, Fazio e Saviano si alternano in un altro simpatico duetto. Lo scorso anno si chiedevano perchè restare o rimanere, stavolta elencano quello che hanno o non hanno più. In quella certa idea di Italia che i due conduttori hanno in mente,una certezza già c’è: “Quello che ho” – sottolinea Fazio – “è un Presidente della Repubblica di cui sono orgoglioso”.



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