Ci insegnano che lo sport è vita. E per Edoardo Mangiarotti, la vita è sempre stata legata allo sport. Forse va ripetuto perchè è difficile capire bene, quanto forte e produttivo sia stato questo binomio. 13 medaglie (6 ori, 5 argenti e 2 bronzi) è stato l’italiano più medagliato nella storia delle Olimpiadi e il 4° nella storia dei Giochi (dietro Larissa Latynina, ginnastica, 18 medaglie; Michael Phelps, nuoto16; Nikolai Andrianov, ginnastica 15). A Berlino 1936, nella spada a squadre, vinse il primo oro. Impresa poi ripetuta nel ’52, ’56 e ’60, nella spada individuale nel 1952 e nel fioretto a squadre nel 1956. Al palmares vanno infine aggiunte anche 26 medaglie ai Mondiali. A 63 giorni dai Giochi Olimpici di Londra l’Italia saluta commossa Edoardo Mangiarotti, morto oggi all’età di 93 anni, nella sua casa di via Solferino a Milano. Il leggendario schermidore, “il re di spade” ha rappresentato per tutto quanto lo sport italiano, qualcosa di sensazionale. Dedizione, passione, vittorie. Figlio d’arte, il padre Giuseppe, già schermidore presente ai Giochi di Londra nel 1908 e maestro d’arma, importò per primo in Italia le varianti della scuola francese di scherma. Edoardo ha condiviso la passione con i fratelli Mario e l’altro olimpionico Dario. Nel 1981 è stato insignito dal Comitato Olimpico Internazionale dell’ordine olimpico di bronzo per l’anno 1977 e nel 1998 gli è stata conferita la massima onorificenza italiana dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce. È stato inoltre membro d’onore del consiglio federale della Federazione Italiana Scherma e della Fédération Internationale d’Escrime. Dal 1980 al 1984 ha ricoperto la carica di segretario generale della FIE, della quale ha pure presieduto la commissione di disciplina. È stato inoltre presidente dell’unione nazionale veterani dello sport e dell’associazione medaglie d’oro al valore atletico. Condivide con il marciatore Ugo Frigerio e con lo sciatore Gustav Thoeni il privilegio di essere stato selezionato per due volte come alfiere dell’Italia alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi: a Melbourne nel 1956 e a Roma nel 1960. Nel 1967 ha ereditato dal padre la guida del Circolo della Spada di Milano, dove ha sempre insegnato il fratello Dario. Oggi il Circolo vanta oltre 300 atleti, che ne fanno una delle società più grandi d’Italia. All’interno del Circolo si può leggere il decalogo dello schermidore, redatto, tra gli altri, proprio da Edoardo.
Ricordati che sei il rappresentante più nobile di tutti gli sport. Esso affratella nello stesso ideale gli schermidori di tutto il mondo
Pratica il tuo sport con disinteresse ed assoluta lealtà
Sulla pedana e fuori comportati da gentiluomo, da sportivo e da uomo sociale
Non discutere di scherma se prima non hai imparato la scherma ed i suoi regolamenti
Impara a perdere con onore e vincere con dignità
Rispetta in ogni occasione il tuo avversario, chiunque esso sia, ma cerca di superarlo in combattimento con tutte le tue energie
Ricordati che fino all’ultima stoccata il tuo avversario non ha ancora vinto
Accetta serenamente una sconfitta piuttosto di approfittare di una vittoria ottenuta con l’inganno
Non salire sulla pedana con armi difettose o con la bianca divisa in disordine
Onora, difendi e rispetta il tuo nome, il prestigio del tuo maestro, i colori della tua società, la bandiera del tuo Paese
Tra i ricordi del mondo sportivo il più commosso, sicuramente, è quello di Valentina Vezzali, seconda solo ad Edoardo Mangiarotti per numero di medaglie complessive conquistate ad Olimpiadi e Mondiali, e portabandiera azzurra a Londra, proprio come il re di spade.”Se ne va un emblema ed un modello. Edoardo Mangiarotti e’ stato sempre presente ad ogni Olimpiade e ricordo sempre la passione con cui ci seguiva dalla tribuna ed i suoi abbracci finali“. “A Londra ci mancherà – ha aggiunto la schermitrice azzurra – ma sara’ con noi nel ricordo. Sono sicuro che sara’ con me anche nel giro di campo con la bandiera in mano“



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