La morte dello sfortunato Piermario Morosini, cela ancora numerosi punti da chiarire, soprattutto sul mancato uso, in quei lunghissimi 38 minuti, del defibrillatore per far ripartire il suo cuore. Eppure i defibrillatori erano tre quelli a disposizione: due nello stadio (uno della Misericordia e l’altro della Croce Rossa) e uno sull’ambulanza. Solo una volta giunto in ospedale a Pescara si sarebbe utilizzato «qualsiasi tipo di attrezzo»: è stato applicato anche un pacemaker provvisorio, sono state fatte dieci fiale di adrenalina, si è proceduto con l’intubazione e anche con la defibrillazione. Ma sul campo no, così come sull’ambulanza, il defibrillatore non è mai stato messo in funzione, come hanno confermato due medici presenti durante le operazioni di soccorso agli inquirenti. Ogni giorno centinaia di vite sono perse a causa dell’arresto cardiaco improvviso: a soccombere sono persone di ogni età, sesso, stato di salute e condizione sociale. Si calcola che in Europa ogni anno ci siano più di 300.000 decessi per arresto cardiaco improvviso; di questi, in Italia se ne verificano circa 60.000 decessi all’anno, di cui circa 60 nella sola Penisola Sorrentina. Se mai si dovesse trovare a prestare soccorso ad una persona che ha appena subito un arresto cardiaco improvviso, la somministrazione di shock da parte di un defribillatore è l’unico trattamento efficace. Il tempo per intervenire è strettissimo: le percentuali di sopravvivenza diminuiscono del 7/10% al minuto senza la defribbilazione, per questo motivo chiamare le ambulanze del 118 non sempre basta, i tempi medi di arrivo variano, ma sono sempre alti.Se una vittima di arreso cardiaco non è defribillata entro 10 mninuti, le sue possibilità di sopravvivenza sono meno del 2%. Se il cuore non riparte entro i primi 5 minuti, il paziente può ricevere danni cerebrali irreversibili. Se consideriamo che secondo alcuni dati raccolti da studi scientifici, il tempo di arrivo del sistema di emergenza allertato varia tra gli 8 e i 12 minuti, capiamo per quale motivo è fondamentale la presenza di un defribillatore semiautomatico, semplice da utilizzare da chiunque abbia ricevuto un adeguato addestramento e sia presente sul luogo dove sia necessario il suo utilizzo. Il defribillatore semiautomatico analizza autonomamente il ritmo cardiaco del paziente e determina se è necessaria l’erogazione di uno shock; le istruzioni vocali e su schermo assistono l’operatore durante la defribillazione. La legge italiana, con il DL n°120 del 2001 e il n° 69 del 15 marzo 2004 ha dato via libera a tutti gli italiani per poter utilizzare un defribillatore semiautomatico esterno. In penisola sorrentina partirà (4 maggio prossimo con la formazione dei farmacisti – corso BLSD – basic life support defribillation) un progetto per la collocazione ottimale dei defribillatori presso le Farmacie del territorio. In penisola ci sono (da Vico a Massa) 19 farmacie, la gran parte di esse lungo la Statale 145, le altre a presiedere altri punti nevralgici delle città (le zone collinari o quelle costiere). Perchè le farmacie? Perchè le farmacie sono considerate veri e propri presidi sanitari, a cui i cittadini si rivolgono con fiducia per risolvere anche piccole emergenze. L’installazione dei defribillatori, se ben comunicata, risulterà molto gradita dalla popolazione e dai turisti. Sono responsabili del progetto il dott. Maurizio Santomauro, Presidente GIEC (Gruppo Intervento Emergenze Cardiologiche) coordinatore Area Emergenza Cardiologica dell’Azienda Ospedaliera Federico II, e il dott. Vincenzo Iaccarino, Consigliere Nazionale GIEC e cardiologo all’Ospedale di Sorrento. Il progetto vede la collaborazione dell’U.O.C. Cardiologia UTIC Ospedali Riuniti Penisola Sorrentina ASL Na3 SUD (direttore Dott. Costantino Astarita) e del 118 Napoli Est – Postazione Penisola Sorrentina, e il patrocino dell’ASL Na3 SUD (Direttore Generale Dott. Maurizio D’Amora) e dei Comuni della Penisola Sorrentina



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