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10645128_570081196435148_4294163821238709482_nSono continuate, nel mese di agosto, le belle serate all’insegna della cultura targate Circolo Endas Penisola sorrentina. Il 15 agosto si è svolta, nel giardino del locale “Camera&Cucina”, per la V edizione del salotto letterario “All’ombra del Tasso” a cura del dr. Carlo Alfaro, la presentazione del libro “Marina Piccola a Sorrento, storie “dimenticate di uomini e di mare”, degli autori sorrentini Rodolfo Izzo e Salvatore Russo. Il testo mira ad onorare la forza e l’orgoglio dei marinai sorrentini che abitarono e abitano il borgo di Marina Piccola: Ambrosino, Di Leva, Di Maio, Esposito, Fornari, Gargiulo, Gherardi, Mastellone, Porzio e Serio. La cronaca parte da lontanissimo, quando questa lingua di sabbia vulcanica si chiamava Capo Cervo e apparteneva ad oziosi patrizi romani, poi fu conquistata al mare dai marinai sorrentini, che non sapevano nè leggere nè scrivere, ma sapevano riconoscere i segni della burrasca, conoscevano i posti dove il pesce abbondava, tracciavano rotte nel Golfo ed oltre, trasportavano noci,limoni,olio e vino in tutto il mondo. Il testo registra la vita di oltre due secoli di questo borgo marinaro, raccontandolo “dal di dentro” , dalla viva voce dei protagonisti, e arricchendolo con preziose foto d’epoca. Le vicende narrate nel libro nascono dagli aneddoti e fatti di vita raccolti dalla voce di vecchi marinai, memoria storica della nostra terra, in primis Michele Esposito, zio di Rodolfo Izzo e suocero di Salvatore Russo. Alla memoria dei grandi marinai sorrentini, Salvatore ha dedicato la commovente lirica “Lupi di mare”, inclusa nel libro.
Venerdì 22 agosto nella stessa sede il salotto culturale di Carlo Alfaro ha accolto il romanzo di Roberto Della Ragione “L’amore prima di tutto”, racconto della storia d’amore tra due giovani del Sud afflitti dal precariato lavorativo, che inficia la loro voglia di vivere. Il libro è arricchito da pensieri poetici e foto, ed è venduto a scopo benefico, per la costruzione di una biblioteca per ragazzi bisognosi di Scuole Secondarie della Provincia di Napoli. Il romanzo parte dal pretesto della storia d’amore per raccontare un dramma sociale: il lavoro “arrangiato” e le passioni che non assicurano un guadagno stabile, che si contrappongono alle giuste aspirazioni di vita dei giovani del Sud. “Il precariato- ha detto l’autore- è il dramma quotidiano di una generazione di senza lavoro, e può uccidere l’amore”. Non dobbiamo permetterlo, è il messaggio del libro.
Infine, il 26 agosto Carlo Alfaro si è “spostato” al Bar Syrenuse, dove, con Maria Fausto e Gigi Maresca, e il saluto del vivaista e pittore Claudio Ruoppo, mitico maestro di giardinaggio in Penisola sorrentina, ha presentato il libro di racconti noir “Latte di iena”, di Antonio Mocciola, un lavoro che conduce il lettore ad interrogarsi circa i sentimenti negativi, l’odio, la rabbia, il dolore, la paura, per accettarli, riconoscerli, superarli e vivere finalmente in pace con gli spettri irrisolti della propria coscienza. “Un libro sull’Odio, o sull’Amore che sbatte contro un muro, come una farfalla impazzita”, lo definisce l’autore, napoletano quarantenne, caporedattore de “Il Brigante” per dieci anni, attualmente vice-direttore del magazine “Corriere spettacolo”, già apprezzato autore di “Le vie nascoste”(Gianmarino editore), viaggio tra i borghi scomparsi d’Italia, che in pochi mesi ha “sfondato” il tetto delle tremila copie ed inaugurato la moda del “necroturismo”, ovvero il viaggio nelle città- fantasma del ‘900. “Latte di Iena”(La Quercia ed.) è un classico libro “dark”, i cui personaggi spiega l’autore, agiscono sovrappensiero: “Nessuna motivazione reale sta dietro le loro azioni (quando ci sono), persi in quel limbo in cui non c’è volontà. Come quando lo sguardo si perde a fissare un punto, e si crea quel momento di pura sospensione della coscienza. E se fosse proprio in quegli istanti in cui “non siamo” la verità vera del nostro essere? E se l’amore, e l’odio, non fossero che sentimenti condizionati dalla società, o dalla famiglia, o dalla religione? Una sorta di dovere? In sovrappensiero siamo veri”.

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