Un mese fa, ospite delle nostre telecamere, Gaetano Curreri, leader de Gli Stadio, che quest’anno festeggiano i trent’anni di carriera. Splendido il concerto tenuto a Sorrento lo scorso inizio gennaio in piazza Tasso, che ha riscaldato i cuori di centinaia e centinaia di sorrentini e non presenti, nonostante il freddo gelido. E’ stata questa l’occasione per avvicinare un personaggio straordinario, che a cuore aperto ha provato a raccontarci questi trent’anni di carriera della band.
Per festeggiare quest’anniversario gli Stadio hanno presentato, lo scorso settembre “Diamanti & Caramelle” un lavoro che contiene tante collaborazioni: Saverio Grandi che scrive e produce con gli Stadio da anni, che condivide con Gaetano Curreri idee e canzoni. Noemi, una “visita ricambiata” dopo che Curreri e Vasco Rossi hanno scritto per lei la hit “Vuoto a Perdere”; Carlo Rizioli, un’altra scoperta del laboratorio Stadio (che annovera da Luca Carboni allo stesso Grandi) una nuova firma della musica italiana; Andrea Mingardi, che ha scritto con cuore e fede calcistica “Gaetano e Giacinto”, il singolo apripista dell’album, dedicato ai due campioni, due uomini di un calcio che non c’è più, come Gaetano Scirea e Giacinto Facchetti, un’apparente digressione calcistica (rispetto ai temi del disco) solo per allargare il concetto di valori unici ed universali, che Gaetano Curreri in questa bella intervista ci tiene a far conoscere.
Gaetano non so proprio come si dice in questi casi. Tanti auguri
Un compleanno importante quest’anno … sono trent’anni
Trent’anni di carriera per gli Stadio. Quale è il segreto di questo incredibile successo?
Vivere questo mestiere da “appassionati”, come siamo noi. Ci divertiamo ancora a suonare, a fare quello che non ci sembra neppure essere un lavoro. Una passione quotidiana … E pensare che alla fine ci pagano pure (sorride) insomma, il massimo! Il massimo che si può chiedere alla vita.
“Diamanti & Caramelle” è il lavoro uscito a fine settembre, un regalo a noi fans, a noi amanti degli stadio. In una recente intervista al Tg2 a margine della presentazione dell’album hai definito le tue canzoni come delle gemme preziose, dei diamanti appunto.
Sono cose preziose, che brillano al di là del tempo che passa. E poi sono anche delle caramelle perché fondamentalmente, la dolcezza di alcune nostre canzoni è quella tipica delle caramelle. Immagino “Ballando al buio”, “Sorprendimi”. Poi ci sono canzoni che nonostante il tempo che passa sono ancora lì, brillanti come quando furono scritte, penso a “Chiedi chi erano i beatles”. Tutte canzoni che dopo trent’anni brillano di luce propria.
Gaetano e Giacinto è stato il singolo di apertura di questo ultimo vostro lavoro. Sorridevo pensando che nel 1982 – giusto trent’anni fa – Gaetano Scirea vinceva in Spagna il Mondiale di Calcio.
Hai ragione. Sono trent’anni da una vittoria inattesa. Nessuno sperava di battere nazionali sulla carta più forti e prestigiose come l’Argentina e il Brasile. Penso che anche quello sia stato il frutto di un lavoro appassionato. Erano giocatori di calcio che amavano lo sport che facevano, ma che amavano soprattutto la vita, come amava la vita Gaetano Scirea, un uomo talmente grande da rimpiangere il fatto che una persona così sia potuta mancare a tutti noi, a tutti quelli che amano il calcio ma soprattutto la vita. Una persona che aveva una autorevolezza in tutto quello che faceva senza mai urlare, senza mai bisogno di prevaricare gli altri. Lui e Giacinto Facchetti, sono stati degli esempi, dei miti soprattutto per i giovani. Io quando ho scritto questa canzone, ho pensato a loro. Dice Don Andrea Gallo, (il sacerdote, grande amico di Fabrizio De Andrè, fondatore e animatore della Comunita di San Benedetto al Porto di Genova, n.d.r.) un caro mio amico, che questa epoca non ha bisogno di maestri, ma di buoni esempi.
Gaetano e Giacinto, fenomeni … “Generazione di Fenomeni” è un altro dei capisaldi della vostra musica. Che generazione è quella di oggi, quella che incrociano gli Stadio in ogni concerto in giro per l’Italia?
Quando si è giovani si vorrebbe tendere al tutto e subito. Essere giovani di questi tempi è difficile, molto difficile. I ragazzi che hanno vent’anni adesso hanno esigenze e bisogni che nessuno ascolta. Vengono solo usati, ma mai ascoltati. Non gli si da mai la parola. Questo è un mondo che sta sempre più invecchiando e che non tiene conto delle esigenze dei più giovani. Ci sono persone che dall’alto della loro età pensano di interpretare i bisogni e le esigenze dei più giovani, ma non è così, non deve essere così, bisognerebbe dar loro la parola, sapere quali sono le loro aspettative, i loro sogni. Questo è un mondo che deve dare di più possibilità di parola ai giovani e di non trattarli come troppe volte vengono trattati: “state al vostro posto, che ci pensiamo noi, ci siamo qui noi” . No, non è cosi. I giovani hanno bisogno di esprimere le loro ansie le loro paure e mentre si ascolta si deve cercare di dare loro una mano. Il vero dramma che vivono i giovani adesso è la solitudine. E infatti si rifugiano in mondi fittizi, come può essere facebook, twitter, che per carità è giusto che esistano, ma non sono la soluzione. Io credo che l’esigenza che i giovani hanno è di farsi ascoltare e per questo chi ci governa dovrebbe ascoltarli.
Tu provi a dare voce ai giovani, in questo caso una giovane interprete, Noemi che in questo album canta con te “la promessa”.
Ma sai, Noemi è una grande cantante, una molto brava, una che ha una originalità e una capacità vocale abbastanza unica, una che è venuta fuori da un talent show, ma non per questo omologata. Questo penso che sia la cosa più bella che ha quest’artista. Io sono rimasto subito colpito da lei, dal suo modo di rapportarsi, è cominciata una collaborazione che va avanti da tempo. Ma In questo album c’è un altro autore giovane che si chiama Carlo Rizioli, e avevo fatto così pure con Saverio Grandi. Mi piace l’idea di costruire con chi sta cominciando questo lavoro, con chi ambizione di intraprendere il mio stesso mestiere, forme di collaborazione, continui interscambi. Solo cosi la musica può migliorare.
A questo proposito cosa pensi dei talent show? Sono una strada o un prezzo da pagare per fare questo mestiere?
Può essere anche quella una strada, che si intraprende e sulla quale poi si avvia una carriera. Se ti devo dire che i talent show siano un programma televisivo che seguo, beh devo dirti di no, non li seguo. Ma qualche volta dai talent sono usciti anche dei buoni artisti, che credo siano comunque usciti in qualche modo. Quello che mi disturba è che le case discografiche siano concentrate oramai solo su quello e questo penalizza tutti quelli che ai talent non vogliono andarci. Penso ai gruppi, ai complessi che non vengono presi in considerazione da questo tipo di show, sembrano quasi osteggiati e questo secondo me è un problema, li penalizza. Prendi i Negramaro, gruppo che io amo e stimo tantissimo, avrebbero fatto fatica a uscire se rinchiusi in un talent show. Mentre i gruppi sono quelli che oggi fanno dell’ottima musica, che vendono dischi, che portano gente ai concerti, ripeto, guarda ai Negramaro, ai Modà. Sono loro i fenomeni musicali che più di tutti hanno mosso, a livello di show business, delle energie, ma ahimè i gruppi non sono “visti” dai talent show, non sono compresi nel format dei talent show e questo mi stupisce, anzi mi dispiace. È una forma di penalizzazione, di un genere musicale, di una struttura musicale che ha fatto la storia della musica; penso ai Beatles. Questa è una cosa che sminuisce – a mio avviso – i talent. Spesso si da voce a cantanti che rimangono molto, troppo legati al fenomeno dei talent show ma poi finito quello … Sarebbe inveece interessante prendere in considerazione altre realtà come quella dei gruppi … che poi sono quelli che fanno soprattutto musica, sono loro che scrivono, sono dei piccoli laboratori. Sarebbe bello immettere in una struttura come quella dei talent, se proprio non se ne può fare più a meno, le qualità e l’intraprendenza dei gruppi . Farebbe bene anche al programma in se. Però sai, è una cosa che dico da molto tempo, ma nessuno mi ascolta. Semmai farò io un talent solo per i gruppi (sorride)
Gaetano, un’ultima cosa te la devo assolutamente rubare. Per uno che è cresciuto cercando di imitare il ballo di Carlo Verdone nella scena finale di Acqua e Sapone …
(interrompe, mi osserva) … ma sai che un pò ci assomigli ???
Ti ringrazio …
Ho lavorato con Carlo, è stato il nostro pigmalione. Lucio Dalla aiutò a metterci insieme, incentivò in noi l’idea che potessimo fare un gruppo per conto nostro, ma chi ci ha dato la possibilità di realizzare il nostro primo disco è stato Carlo, perche se lui non avesse inserito “Grande figlio di puttana” e “Chi te l’ha detto” nel film Borotalco, probabilmente non ci sarebbero stati gli Stadio, e questo credo glielo dobbiamo per sempre. Adesso, fra l’altro abbiamo collaborato alla colonna sonora del suo ultimo film, che esce a febbraio (per l’esattezza dal 2 marzo,n.d.r), “Posti in piedi in paradiso”, un amicizia che si è rinverdita in maniera fantastica, un grande uomo e un grande artista e anche un grande intenditore di musica.
Davvero concludendo, il “senso”, per rubare un altro titolo a te molto caro, frutto di un’altra collaborazione, quella con Vasco Rossi. Il senso di questi trent’anni de Gli Stadio.
Sono stati una galoppata. Trotterellando, come piace a noi. Noi non corriamo. Trotterelliamo. Ci piace molto continuare su questo passo senza farci prendere dalle angosce, dalla fretta di correre dietro alle cose, ai risultati. Non lo abbiamo fatto, non lo facciamo e non lo faremo mai, tantomeno adesso, che abbiamo regalato cosi tante belle canzoni a tutti voi.
Hai ragione Gaetano. Grazie ancora, tanti auguri a te e al gruppo, ancora molti anni di successi.
Permettimi di dire solo una cosa: viva Sorrento, vivete in un posto fantastico! Meraviglioso! Fortunati voi!



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