di Biagio Verdicchio
Qualche settimana fa, ad un incontro sul tema “i giovani e la politica”, mi fu chiesto se ci fossero, oggi “eroi”, della politica, della cultura, della giustizia, che facessero battere i cuoi delle giovani generazioni. Risposi che personaggi “mitologici” come i giudici Falcone e Borsellino, o come il padre della Costituzione Piero Calamandrei, oggi come oggi, non ne vedevo. Poi mi sono trovato a leggere la vicenda umana e professionale di Giandomenico Lepore, 75 anni, dal 2004 alla guida di una delle procure più importanti d’Italia, quella di Napoli, da pochissimi giorni in pensione. Indossa la toga da cinquant’anni:“Mi sento ancora in forze e sarei rimasto volentieri alla guida della Procura di Napoli”. In una intervista a Panorama ha aperto il cuore ai ricordi: “Quando arrivai in Procura c’erano quattro superlatitanti, che sembravano imprendibili da circa 10 anni. Adesso che lascio la Procura quei quattro boss sono finiti tutti in manette”. L’ultimo, Michele Zagaria, è stato ricercato per 16 anni. Prima dell’arresto il 7 dicembre scorso del boss dei Casalesi, la procura napoletana aveva arrestato pure Antonio Iovine, anche lui latitante da oltre 15 anni. Senza dimenticare Giuseppe Setola. Pezzi da novanta della criminalità, messi dietro le sbarre, “grazie alla forza di questo ufficio” – ricorda l’oramai ex procuratore – “alla grande unità tra tutti ma proprio tutti i pm“. E nella Procura di Napoli ce ne sono 110. “Ma affinché la giustizia possa ottenere in futuro gli ottimi risultati incassati negli ultimi sette anni, questa unità dovrà continuare anche quando io non ci sarò più a dirigere l’ufficio. Solo così questa Procura continuerà ad essere una delle migliori d’Italia“, precisa l’alto magistrato, sempre al settimanale. Giandomenico Lepore andrà in pensione solo per pochi giorni: “Fino al 31 dicembre”, confessa. “Poi valuterò che cosa fare per i prossimi anni. Sceglierò sicuramente un incarico nel sociale”. Ripercorre le più importanti inchieste dirette dal magistrato, significa fare un tuffo negli anni più bui della storia politica-sociale del nostro paese. Se già abbiamo detto dei successi ottenuti per stroncare il cancro della Camorra, non possiamo non dimenticare Calciopoli, l’indagine su Lavitola, poi la P4 di Luigi Bisignani e Alfonso Papa, l’inchiesta su Finmeccanica e sul braccio destro di Tremonti, Marco Milanese, l’emergenza rifiuti fino a quella che coinvolge il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino, secondo la procura partenopea colluso proprio con i casalesi. Vicenda, quest’ultima naufragata per il no del Parlamento alla richiesta di arresto dell’esponente pdiellino. un personaggio, quasi d’altri tempi, Gianfdomenico Lepore, che, a chi gli ha rimproverato proprio la troppa propensione al dialogo che, con certi interlocutori poteva apparire a volte dannosa, così rispondeva: “ho sempre cercato di evitare contrasti tra istituzioni. Anche quando abbiamo ritenuto necessario sentire come testi esponenti istituzionali mi sono sempre sforzato mi mantenere un atteggiamento improntato al rispetto reciproco“. In tema di eroi, che sembrano mancare in un paese dove regna la crisi, economica e di valori, la storia di questo magistrato ci apre il cuore alla speranza ….


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.