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LAVINIA FONTANA - MADONNA CON BAMBINO E SAN FRANCESCO lelloAbbiamo intervistato il prof. Stefano De Mieri, dottore di ricerca in Storia dell’arte. Allievo di Ferdinando Bologna, presso il “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, ha conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali 15 anni fa, proseguendo poi gli studi alla “Federico II”, dove ha condotto le ricerche di dottorato sul pittore napoletano del tardo Cinquecento Girolamo Imperato. Dal 2007 associa alle docenze a contratto e alle collaborazioni con il “Suor Orsola” e la “Federico II” l’attività di insegnamento di storia dell’arte nelle scuole medie superiori.  In riferimento al lavoro fatto su Lavinia Fontana e sul dipinto da lei realizzato, che si trova nella chiesa di Trinità, abbiamo chiesto al prof. come sia arrivato ad occuparsi di Lavinia Fontana e perché. “Sin dalle mie prime ricerche ho sempre considerato fondamentale indagare il patrimonio artistico custodito nelle chiese della provincia, lontane dai riflettori. Come può ben immaginare, le opere d’arte nei grandi centri e nei musei sono molto più considerate rispetto a quelle celate nelle chiese di località minori. Per questa stessa ragione da anni collaboro anche con la Soprintendenza ai BAPSAE di Napoli e provincia, in particolare con la dottoressa Angela Schiattarella. Conosco il quadro di Lavinia Fontana da molto tempo, sin da quando, sul finire degli anni novanta, avevo cominciato le ricerche per la tesi di laurea. Nel 2011 ho deciso di dedicare un breve saggio al dipinto di Lavinia rendendolo noto alla comunità scientifica. Infatti l’opera, pur essendo firmata e datata 1612, era sfuggita agli studiosi occupatisi della pittrice. Va ricordato che Lavinia Fontana è stata oggetto di attenzione delle critica in special modo negli ultimi trent’anni, e a lei sono state dedicate persino delle mostre. Il quadro della pittrice felsinea è particolarmente rilevante, non tanto per la qualità pittorica che lascia un po’ a desiderare rispetto ad altre sue realizzazione, ma perché è tra i pochissimi dipinti pervenuti della sua ultima fase”. Interessante l’iter che il prof. De Mieri ha seguito per arrivare alle conclusioni di questo lavoro iniziato lo scorso anno, quasi parallelamente al restauro della tela conservata presso la chiesa di Trinità. “Da più di 15 anni conosco la chiesa della Trinità. Ritengo che questo edificio sacro sia uno dei monumenti più interessanti del Napoletano, per l’alta concentrazione di opere. In particolare mi riferisco ai dipinti del primo Seicento. L’aspetto che sorprende è che oltre alla pala di Lavinia Fontana, certamente commissionata da Giovan Lorenzo Casola a Roma, città in cui la pittrice trascorse gli ultimi anni di vita, nella medesima chiesa si conservano anche altri quadri di estrazione non partenopea. Mi riferisco alla tela raffigurante Sant’Andrea apostolo di Leandro Bassano (1610) e all’Assunzione della Vergine firmata da un pittore rarissimo, Giuseppe Marcabruni, noto quasi esclusivamente per opere rintracciate a Rovigo. I due quadri, insieme ad altri arredi, furono inviati da Venezia dal mercante sorrentino Andrea Pontecorvo, un uomo molto ricco, senza prole, forse rifugiatosi in Laguna dopo aver commesso un omicidio. Non mancano tuttavia altri quadri importanti commissionati dalle principali famiglie locali a grandi pittori attivi a Napoli. Mi riferisco alla notevole Madonna del Rosario del fiammingo Wenzel Cobergher e a ben tre tele di Ippolito Borghese, una di queste nell’oratorio della confraternita annessa alla chiesa. Questo lavoro focalizza l’attenzione non solo sulla pala di Lavinia Fontana ma anche su queste altre testimonianze che rendono la chiesa di Trinità un contesto davvero rilevante, per le non comuni dinamiche della committenza”. Un lavoro, come ha tenuto a precisare lo stesso De Mieri, privo di ostacoli e per il quale ha potuto contare sulla collaborazione del parroco don Marino De Rosa, che ha facilitato la consultazione delle carte dell’archivio parrocchiale, e sulla disponibilità della dottoressa Schiattarella, funzionario di zona della Soprintendenza, e delle restauratrici Andreina Castellano, purtroppo scomparsa da poco, e di Alessandra Cacace. “Il lavoro”, puntualizza De Mieri, “è stato fortemente voluto dal dott. Carlo Pepe del comune di Piano di Sorrento e da Marco D’Esposito, presidente della Pro Loco. Come loro ritengo che al patrimonio artistico della chiese di Piano occorre prestare maggiore attenzione. Ci piacerebbe che nei prossimi anni possano essere realizzati altri restauri. In particolare penso al pregevole soffitto settecentesco della chiesa della Trinità”.   Una persona decisamente umile, ma grande appassionato del suo lavoro che ha potuto contare, come ci rivela lui stesso, “sull’aiuto di Augusto Russo, giovane storico dell’arte di fine intelligenza, originario di Sant’Agnello. A lui spetta un interessante profilo della pittrice che apre il volumetto che abbiamo dedicato alla chiesa di Trinità e al dipinto restaurato. Ad Alessandra Cacace, tra i migliori professionisti nel campo del restauro attivi nel territorio, si deve, invece, una esaustiva scheda che spiega tutte le fasi e le procedure che hanno consentito il non facile recupero della tela”.  Lo studioso che da decenni conduce ricerche sul territorio campano e non solo e che si è occupato maggiormente di artisti attivi a Napoli tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento evidenzia i suoi altri interessi, che spaziano dalla scultura lignea alla pittura del Settecento e all’incisione. Il suo prossimo lavoro, come ci svela, riguarderà Fabrizio Santafede, importante pittore e collezionista napoletano attivo tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, di cui si occupa da tempo. “All’artista intendo dedicare una monografia, simile a quella che ho pubblicato nel 2009 su Girolamo Imperato”.  Infine un monito ai giovani che vogliono “portare alla luce” qualche artista sconosciuto o dimenticato. “Consiglio di farsi governare dalla passione. Trovo che sia straordinariamente affascinante ricostruire il percorso di artisti ingiustamente accantonati e ridare dignità, come è avvenuto nel caso di Lavinia Fontana a Piano di Sorrento, ad opere d’arte dimenticate. Purtroppo il lavoro degli storici dell’arte impegnati nella ricerca d’archivio e nella ricognizione territoriale è scarsamente riconosciuto. In questo paese così poco attento alle sorti dei giovani si dà molta più importanza ad altro, come è ben noto. Ma occorre necessariamente incoraggiare quanti possono contribuire a tenere accesa la fiammella della cultura”

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