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Con questo mio secondo romanzo ho voluto affrontare delle tematiche importanti, ma scomode per la maggior parte delle persone, ma con le quali mi trovo spesso a combattere nel mio lavoro di insegnante, sempre a contatto con gli adolescenti.

Il libro si apre con una situazione ironica, a tratti divertente, volutamente in contrasto con il dramma interiore che contemporaneamente si sta consumando in una ragazza di 15 anni, Chiara, che soffre di bulimia. Sara, sua madre, la scopre, ma ottiene in cambio solo un silenzio ostile. Così, decide di creare un falso profilo su Facebook, fingendo di essere un ragazzo, con l’intento di entrare in confidenza con sua figlia, e scoprire, così, le origini del suo malessere. Ma questo piano non porterà i frutti sperati, perchè non solo Chiara si innamorerà di questo ragazzo virtuale, ma rivelerà un segreto importante, che aveva custodito per due anni, riguardo una sua amica, che usa la rete sotto falsa identità, facendosi chiamare “La schiava padrona”.

Davide è un uomo schiavo dei sensi, che non riesce a gestire i suoi sentimenti e le sue relazioni amorose, ma giocherà un ruolo di primo piano nella risoluzione di un conflitto generazionale, in cui, suo malgrado, sarà coinvolto, pur essendo l’unico a non avere figli, perchè il destino lo obbliga a fare da padre ai figli di altri.

Nel libro si alternano diversi personaggi, appartenenti al mondo reale e a quello virtuale, e alle due generazioni a confronto, quella degli adolescenti e quella degli adulti. Ognuno di loro è imprigionato da catene che non riesce a spezzare da solo, ma tutti lottano per liberarsi dalle proprie schiavitù e diventare padroni della propria vita.

La narrazione alterna racconti in terza persona, con la prospettiva del narratore onnisciente, e racconti in prima persona, espressi dai diversi punti di vista dei personaggi coinvolti, che possono vivere uno stesso episodio con percezioni diverse, in base alla propria sensibilità, e spesso anche in base ai propri pregiudizi.

A livello simbolico il romanzo si riallaccia al primo, “Un viaggio lungo una vita” per la presenza di un fluido che scorre: il mare, nel primo romanzo, come acqua purificatrice e fonte battesimale di rinascita; il sangue, in questo libro, come rappresentazione esterna di una sofferenza interiore, necessaria a riattivare il ciclo della vita, che ha ancora nella donna la sua affermazione e al tempo stesso la sua negazione.

I lettori più attenti, inoltre, riconosceranno, tra le righe, qualche personaggio del primo libro.

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