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di Biagio Verdicchio

Oggi ricorre la Giornata della Memoria , ricorrenza istituita dal Parlamento Italiano con legge n. 211 del 20 luglio del 2000. Il nostro paese aderisce alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo e del fascismo, dell’Olocausto e di chi a rischio della propria vita ha protetto i perseguitati. A 67 anni dal 27 gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche entrarono ad  Auschwitz, scoprendo l’empia crudeltà dei campi di concentramento, ci chiediamo cosa significhi oggi per noi quel giorno, cosa rappresenta quell’orrore che ci ritroviamo poi a studiare sui libri di scuola, o a vedere sul freddo schermo televisivo.  Una riflessione sulla realtà dei nostri tempi, dilaniati non solo dalle atrocità delle guerre che minano l’africa, il medio oriente e il sud est asiatico, e da fenomeni di violenze quotidiane e di corruzione, ma anche da episodi d’intolleranza, di mistificazioni del passato che attentano la memoria storica. Conservare il valore del “ricordare”, infatti, non è solo un gesto morale dovuto, ma un continuo richiamo al senso del rispetto e della responsabilità da parte di tutti, perché, come sappiamo, un paese senza memoria, è un paese destinato a non avere futuro. Negli ultimi anni, anche in Italia, tutta una serie di atti vigliacchi, spesso legati a stupide rivendicazioni politiche, deridono e mancano di rispetto a chi ha versato anche il sangue, per combattere la violenza in tutte le sue forme e degenerazioni, a chi ha pagato le colpe degli odi altrui sulla propria pelle, a chi non si è arreso alle ingiustizie sociali, e quindi a tutte le vittime dell’odio umano. Profanare tombe, ma anche dar fuoco ai campi rom, alzare muri contro gli omosessuali, fischiare il giocatore di colore, deridere chi – stupidamente – riteniamo “il diverso”, devono, allora, farci riflettere perché, al di là delle rivendicazioni politiche, al di là delle offese al dolore personale, significa, in primis, distruggere le basi dell’identità di un popolo, cancellare la presenza storica sul volto dell’umanità. Quello che è stato l’odio ieri, rivendicato dall’assurdità delle leggi razziali, dalla costruzione di luoghi dell’odio (i campi di concentramento,i lagher, i cmapi di sterminio, fate voi) ha solo mutato forme e oggetto in questi anni. La sostanza, quella no, non è proprio cambiata. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, ci ricorda Primo Levi, che il dolore e lo strazio dei campi di concentramento li ha vissuti sulla propria pelle. Non è rilevante solo ciò che si ricorda o l’atto del ricordare in sé: il nodo fondamentale è il motivo cosciente che porta un uomo a porsi davanti al suo passato e alla storia, cercando di trarre da essa un insegnamento per la vita futura. La società va, quindi, rieducata alla memoria storica e alla motivazione di tale memoria che è allo stesso tempo dovere e bisogno dell’uomo contro l’oblio della ragione, contro la propria disumanizzazione.

 

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