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di Anna Gentile

“Violenza sulle donne: voci e silenzi al femminile”. E’ questo il titolo del convegno che si è svolto venerdì 29 novembre presso il centro Culturale di Piano, organizzato dalla FIDAPA, sezione Penisola sorrentina. Una tematica di grande interesse che ha richiamato un folto pubblico, costituito oltre che da docenti anche da un nutrito gruppo di allievi ed allieve di scuole superiori. E così alla presenza del direttivo e delle socie della Fidapa, nonché del responsabile del Centro culturale,  dell’assessore Rossella Russo e del comandante della Stazione dei carabinieri di Piano ha preso la parola il presidente, prof.ssa Rosa Pajares Coppola che ha colto l’occasione per ribadire non solo le finalità dell’associazione, ma anche il suo ruolo di moderatrice della serata. Un incontro decisamente apprezzato da molti e, non a caso, l’assessore alle Pari Opportunità, Rossella Russo ha ringraziato gli artefici della serata “per aver dato voce ai troppi silenzi” auspicando incontri analoghi per contrastare un fenomeno di vasta portata e dalle mille sfaccettature. Primo intervento  quello della professoressa Carmen Sicignano, da sempre impegnata in attività e in progetti di legalità e solidarietà. L’excursus storico della docente del liceo Marone di Meta, ha messo in evidenza il no decisivo ad ogni forma di abuso e di violenza. Il breve profilo, a partire da un passato di relegazione della donna, ad un presente dove è stata riconosciuta la pari opportunità è veicolato attraverso le figure di Christine De Pisan, la prima donna professionalmente intellettuale contro la misoginia, di Eva vista come seduttrice nelle raffigurazioni di Raffaello e di Michelangelo,di Vittoria Colonna vista come donna che ha esaltato sia l’amore per il marito che per Dio e di Marguerite d’Angouleme Navarra, sorella di Francesco I di Valois, che rivendica  l’amore nel matrimonio. Dulcis in fundo, la parte riservata ad alcune donne premio Nobel: da  Marie Curie alla politica birmana Aung San Suu Kyi, soffermandosi sulle figure di Grazia Deledda, Madre Teresa di Calcutta, Rita Levi Montalcini, Elinor Ostrom  e la giovanissima  Malalai  Joya . “Il pregiudizio”, ha concluso la prof.ssa Sicignano, “nasce a partire dal dato fisiologico. Il cammino che ha portato la donna alla parità è stato lungo. Basti pensare che in Italia le donne hanno votato solo a partire dal 1946!” Secondo intervento della serata, quello della dott.ssa Maria De Luzenberger, Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale dei minori di Napoli, che ha focalizzato l’attenzione sulla violenza in ambito familiare. “Tale forma di violenza”, ha asserito la dottoressa, “è endemica, ereditaria e non c’è ceto sociale che ne sia immune. Quello che riesco a vedere dal mio osservatorio non ha limiti. Mi stupisco di quello che gli uomini riescono a fare, ma mi stupisco ancor di più di quello che le donne sopportano e subiscono”. Una realtà difficile da quantificare e che di certo non ha un riscontro diretto con i dati che si hanno, anche perché, come ha precisato il Sostituto Procuratore, si tratta di un fenomeno sommerso. Le donne uccise sono solo la punta di un iceberg. L’invito, dunque è stato ed è quello di spingere il gentil sesso a smettere di restare in silenzio. L’excursus della dott.ssa, inoltre, è stato di natura giuridica. “Io sono una giurista”, ha precisato, “e voglio ricordare che fino al 1981 era in vigore il delitto d’onore e in qualche modo il codice penale ha legittimato la violenza che, solo nel 1996, è stata riconosciuta come reato contro la persona”. Sono state fatte, inoltre, delle osservazioni concernenti le difficoltà maggiori che si hanno nel cercare di “tirare fuori”le donne da queste situazioni in cui violenza fisica e violenza psicologica sono strettamente connesse. Fulcro della discussione, però, è risultata essere l’istituzione di una rete che possa sostenere e seguire la donna, quando arriva a denunciare la violenza o le violenze subìte. E proprio a questo si è collegato l’intervento successivo della dott.ssa Simona Piemontese, psicologa allo sportello antiviolenza al S.Paolo di Napoli, che ha ribadito non solo l’importanza del lavoro in rete, ma anche la difficoltà di fare arrivare la cultura dell’antiviolenza in una realtà come quella ospedaliera. “C’è un lavoro enorme da fare, ma anche una lunga formazione del personale”, ha spiegato la dott.ssa, “Nel caso di violenza di genere, le vittime accedono solo al Pronto Soccorso ed è lì che bisogna “agganciarle”ed è lì che la donna viene, per la prima volta, ascoltata. E così si amplia la refertazione medica”. In un contesto femminile, però, non poteva mancare la figura maschile e così a suggellare la serata il dott. Luigi Maresca, ginecologo e Presidente del Consiglio comunale di Piano che, con dati statistici alla mano, ha ricordato che ogni giorno circa 250 donne subiscono aggressioni in ambito familiare. “Guardando questa platea costituita soprattutto da giovani, penso che i ragazzi debbano essere educati in questo e le madri a loro volta devono educarli a trattare bene le donne. Il fenomeno è nascosto ed è molto profondo ed è difficile tirarlo fuori perché c’è una forte impreparazione da parte di noi medici che dobbiamo carpire i segnali che la donna ci manda e dobbiamo saperli utilizzare bene. L’approccio è complesso”. A rendere, infine, la sua testimonianza il comandante dei carabinieri di Piano che ha riferito di una delle sue ultime esperienze, nonché di un intervento da lui attuato di concerto con il tribunale ed andato a buon fine proprio perché “la rete ha funzionato”. “Spesso”, ha puntualizzato il comandante De Marinis, “la difficoltà sta nella scarsa preparazione dei vari anelli della catena, ma anche la scuola dovrebbe attivarsi in tal senso”.

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