Il 23 novembre del 1980 un sisma di magnitudp 6,9, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza, colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. Circa 280.000 furono gli sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Allora come oggi questa fragile Italia si trova a combattere un’altra emergenza, terribile, come quella in Emilia, e allora mi torna in mente una storia di speranza, personale. come le tante lette e raccontate in questi giorni dall’entroterra modenese. Non ho mai avuto modo di raccontarla, questa storia, forse perchè non ha i crismi del terrore, non porta addosso i segni della paura, che in quella drammatica sera di domenica 23 novembre 1980, vide protagoniste, a loro insaputa, centinaia di migliaia di persone del sud Italia, dopo quell’interminabile minuto che segnò profondamente più di un aspetto umano, civile, sociale e persino politico del nostro paese. Ma credo che in questi giorni di lutto e di rabbia per ciò che sta avvenendo in Emilia, anche questa storia merita di entrare nel novero della memoria, che dobbiamo aver cura di promuovere, affinchè le nuove generazioni e gli amici della bella terra emiliana, sappiano reagire a ciò che accade dopo che la terra sente il “bisogno di darsi una scrollatina” (così mi diceva mamma da piccolo, parlandomi del terremoto).
Ercolano, Domenica 23 novembre 1980.
Sono da poco passate le 19,00 quando una coppia di giovani fidanzati percorrono il corso Resina, impegnati tra affettuosi baci, dolci carezze, a prepararsi al giorno più bello della loro vita. Il 4 dicembre, 2 settimane dopo, tutto era pronte per coronare il loro sogno d’amore: il matrimonio. Pasquale,baffuto garzone in una pasticceria, aveva rivolto più volte lo sguardo al cielo. “fa troppo caldo stasera, non trovi, amore?” – si rivolse alla sua Lucia, giovane ragazza con la passione per l’uncinetto – “si, caro, e quel tramonto, rosso fuoco … romantico assai”. Come le coppie di un tempo, lui l’accompagna a piedi sotto il portone di casa … un bacio a labbra socchiuse e un saluto … sono le 19,34
Lucia sale di corsa, come sempre, la rampa di scale … si sente la testa girare, inciampa … non era un mal di testa …Lucia sentii il palazzo muoversi e penso bene di urlare, ancora sulle scale, per richiamare sua madre … tutti a correre per la strada con la paura addosso. raggiunse Pasquale … si abbracciarono … Esclusa la paura, ad Ercolano non ci furono grossi danni.
Certo che le drammatiche notizie che il telegiornale cominciava a dare, dopo circa un’ora, dalle zone più colpite, qualche km più ad est, non rendevano felice i giorni a venire … Certo che nella chiesa del SS. Rosario, il 4 dicembre, per Pasquale e Lucia, fu lo stesso festa: quei due giovani giurarono dinanzi a Dio il loro amore. Nel gennaio del 1982, nel centro storico di Piano di Sorrento, dove la giovane coppia trovò casa, complice il lavoro di lui, in un albergo sorrentino, nacque un maschietto. Dalla finestra della camera da pranzo, in via San Michele, Pasquale osserva i resti di un palazzo raso al suolo dal terremoto … Pasquale è mio padre, Lucia è mia madre, e quel maschietto sono io …e fino al 2000 affacciandomi al balcone della camera da pranzo, vedevo i resti di quel palazzo, le mattonelle azzurre di quello che doveva essere un bagno …segni di uno sfregio che non si dimentica.
Oggi, al tempo di Internet e dei blog, abbiamo pagine bianche di memoria tutte da scrivere, per tentare di tracciare, senza altro filtro che il cuore, ciò che la fretta del quotidiano non ricorda più, o ricorda solo per opportunità: il punto di vista più intimo, di tanta gente comune: come quella di due giovani innamorati, che dopo la paura hanno visto, comunque coronare il loro sogno d’amore. Coraggio amici emiliani, dopo il buio c’è sempre la luce.



Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.