di Biagio Verdicchio
Quali emozioni, pensieri, immagini passavano nella mente dei giovani interpreti che lunedì sera, nella cornice del superbo Chiostro dell’Immacolata, cantavano i brani di un “gigante” della musica italiana qual’è stato Luigi Tenco? Progetti d’Autore dell’Ass. Culturale Eta Beta, giunto alla sua IV edizione, è partito domenica 19 agosto con la presentazione del volume “Tutto un complesso di cose. Il libro di Paolo Conte” eccezionale ultimo lavoro di Enrico De Angelis, co-fondatore e direttore artistico del Premio Tenco, e si è concluso martedi con la “I fenomeni del Napule’s Power ” . In mezzo, lunedì 20 agosto, tutti “Gli amori” di Luigi Tenco. Un omaggio, per nulla banale e scontato al grande cantuatore e poeta di Cassine, nella grigia provincia di Alessandria. Dal jazz delle cantine al rock’n’roll degli sconclusionati festival giovanili, dalla scuola francese a quella genovese, fino alla “rivoluzione mancata” del beat italico. Fra l’esistenzialismo decadente e il folk impegnato della “linea gialla”, Tenco è stato il cantore dei lati più oscuri dei “favolosi” anni 60, di quel decennio spezzato ha incarnato le contraddizioni più laceranti ma anche i fermenti più creativi. Fino al gesto estremo che gli conferirà una statura tragica. Proiettando un’ombra su tutta la canzone d’autore e la musica “alternativa” . Sul palco si sono alternati gruppi e cantanti della scena musicale costiera. Giovani e meno giovani. A ciascuno un brano di Tenco, a ciuscuno il modo di reinterpretarlo. E sono stati proprio i più giovani ad emozionare. Lontani anni luce dal mondo di Tenco, sono stati rapiti dal fascino per nulla convenzionale del grande poeta piemontese. E così Serena Miniero ha ricreato il suggestivo parallelo fra Bacharach e la chanson francese di “Ho Capito Che Ti Amo”; i giovani allievi della scuola di danza Patty Schisa hanno ballato sulle note del bossa-noir da camera “Un Giorno Dopo L’altro” (già sigla del “Maigret” televisivo di Gino Cervi), uno dei suoi capolavori fatalisti di sempre e subito dopo l’irriverente e surreale “Ciao ti dirò”, antesignano del rock tricolore, che forse conosciamo di più nell’interpretazione di Giorgio Gaber. Giovani e scatenati sono Salvatore di Palma e Serena Russo. Loro sì hanno osato stravolgere,“Lontano, Lontano”, tipico lento in 3/4 da “rotonda sul mare”, in un pezzo dalle trame più sconvolgenti ma non per questo meno efficace. Francesca Maresca, da anni sulla scenza musicale regionale, ha emozionato davvero. Nessun stravolgimento. Solo voce e accompagnamento d’archi per
rappresentare in modo magnifico il torpido esistenzialismo alla Sagan di “Mi Sono Innamorato di Te”. A Fofò Delli Franci e Lello Notino è toccato quel, “Ciao amore, ciao”, il cui ritmo forse svilisce uno dei testi più lucidi e poetici mai scritti sullo spopolamento delle campagne e lo sradicamento culturale degli emigranti (“in un mondo di luci sentirsi nessuno/ (…) non saper far niente in un mondo che sa tutto/ e non avere un soldo neanche per tornare). Sta per certo che la carica rhythm’n’beat nella melodia convenzionale da canzonetta sanremese non piace a nessuno e doppiamente bocciata dal voto popolare e dalla commissione per il ripescaggio, con gli esiti che ahinoi conosciamo. Sicuramente non bocciati fofò e Lello che hanno voluto anzi, far trasparire meno la malinconia del testo e di più la ritmica del brano. Pietro de Cristofaro ha dato “corposità” a “Vedrai Vedrai” (poi ripresa da Ornella Vanoni e Mia Martini) forse il brano in cui più di tutti affiorano, spogliate d’ogni estetismo retorico, le antinomie più intestine dell’artista (e dell’uomo): orgoglio e fragilità, fibra morale e senso di colpa (“mi fa disperare il pensiero di te e di me che non so darti di più”), pessimismo e speranza (“vedrai, vedrai, non son finito sai/ non so dirti dove e quando ma vedrai che cambierà”). Sarebbe stato di certo fin troppo scontato rileggere la storia di Tenco partendo dalla fine e trarne una facile morale. Ma “quello che conta”, per citare una delle più belle canzoni da lui interpretate, in questo caso è stato cantare, interpretare, emozionare ed emozionarsi sulle note dei brani di un personaggio in netto anticipo e dunque in aperto conflitto coi suoi tempi. E L’Ass. Eta Beta, la direzione Artistica di Franco Maresca, la regia attenta di Mariella Nica, la voce di Lina Aversa a raccontare brandelli di storia di Tenco, tutto il team di Progetti d’autore – come da elogi ricevuti dallo stesso Franco De Angelis – è riuscita a raccontare al meglio tutto questo.

