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A Meta dibattito attorno al documentario di Alberto Castiglione

foto Angie Cafiero

foto Angie Cafiero

Le contraddizioni legate alla lotta alla mafia e alla “morte civile” di una città, Palermo, e dei suoi abitanti che, come diceva Giovanni Falcone, “sembra, a volte, che stiano affacciati alla finestra a vedere come finisce la corrida”. E’ anche questo “Adieu”, il documentario di Alberto Castiglione, premio legalità 2012 sul tema delle mafie, protagonista il 22 agosto scorso, in Piazza Casale a Meta. Un’occasione per  parlare di legalità e lotta ad ogni forma di corruzione e collusione, ma anche di impegno e del dovere di ricordare. Ha presentato la serata Domenico Vistocco, professore presso l’Università di Cassino, grande amico del regista, impegnato in questi giorni al Faitodoc Festival. Alberto Castiglione, giovane regista palermitano, ha già girato corti e documentari dove centrale è la condizione giovanile nelle città del sud Italia e altre tematiche di carattere storico e sociale. Nel 2003 ha esordito alla 60° Mostra di Venezia con il mediometraggio “Picciridda”. In quello stesso anno gli viene assegnata una Menzione Speciale al Premio Internazionale “Rocco Chinnici” come artista impegnato sul fronte della lotta alla mafia. È stato finalista nel 2006 al Premio Giornalistico e Televisivo Ilaria Alpi per “Una voce nel vento” nella sezione Produzione, per cui ha vinto l’Audience Award al Biografilm Festival. Il regista ha raccontato al folto pubblico presente in piazza, le emozioni e le difficoltà di questo suo ultimo lavoro, a metà tra il sempre continuo impegno civile e l’amore per la sua città. Il racconto si snoda attraverso alcune testimonianze, come quella della fotografa Letizia Battaglia, che ha raccontato attraverso i suoi scatti la storia sanguinosa e “disordinata” del capoluogo siciliano negli anni della dura guerra di mafia, e quella del magistrato Vittorio Teresi, attualmente alla  direzione distrettuale antimafia e grande amico di Paolo Borsellino. Sullo sfondo la storia di un ragazzo il cui volto resta nascosto, a metà tra realtà e finzione: nato e cresciuto nella periferia di Palermo, entra nel clan mafioso e si macchia di gravi reati per cui è costretto a lasciare la città, dalla cui vicenda Castiglione ha tratto il titolo del documentario, Adieu. La domanda che pone Castiglione è provocatoria: a quanto è servito tutto quel sangue? Vale la pena restare, o sarebbe meglio partire, come il protagonista?  Domande a cui hanno provato a dare risposta, gli ospiti presenti nel dibattito post – proiezione. Il dott. Daniele Acampora, presidente della fondazione antiusura Exodus ’94, ha posto l’accento sulle difficoltà economiche che ci troviamo a vivere, anche in una realtà che si pensa lontana da tali problemi, come la penisola sorrentina, dove l’aiuto di associazioni come quella da lui presieduta si fa sempre più contingente, sia per i cittadini, ma anche per i piccoli imprenditori in difficoltà. Anche questa è cultura della legalità. Ernesto Anastasio è giudice del Tribunale di Torre Annunziata, ha ricordato l’impegno della magistratura sul territorio torrese e stabiese, posto di “frontiera” con tanti problemi, ma sempre in prima linea soprattutto sul fronte criminalità. La presenza di Giandomenico Lepore, ex Procuratore della Repubblica a Napoli, parla da sola: in magistratura dal 1961, è stato a Genova,a  Minturno e per 8 anni alla guida della Procura di Napoli, l’ufficio inquirente più grande d’Italia, da sempre uno dei più esposti. È arrivato a Napoli, mentre infuriava la faida di Scampia, ha poi proseguita con la tragedia dei rifiuti e ha concluso il suo impegno sull’onda delle indagini tese a smascherare le connivenze con politici anche nazionali come Nicola Cosentino (costretto a dimettersi da sottosegretario all’Economia). Ma anche le inchieste su Calciopoli e sullo scandalo Tarantini-Lavitola-Berlusconi. Piccole e grandi emergenze nelle quali Lepore si è tuffato giocando con passione e dedizione. Ha ribadito non solo che per una corretta cultura della legalità occorre un impegno ancora più forte della magistratura, ma anche di tutti i cittadini. “In fondo, non dimentichiamolo”  – ha aggiunto l’ex procuratore –  “che lo Stato siamo noi”. Ha ricordato come proprio lui, una volta a Napoli dove imperversava una sanguinosa guerra tra faide camorriste, abbia fin da subito adottato la linea delle porte aperte nei confronti della città e dell’ufficio. “Con me potevano e parlare tutti: magistrati, avvocati e cittadini. Ho dato massima fiducia ai procuratori aggiunti e alle forze dell’ordine. Questo clima ha aiutato tutti noi a superare le fasi più critiche”. Nora Rizzi era presente in veste di Coordinatore Regionale della Ass. Libera, che come sappiano, lavora tutti i giorni per diffondere una corretta cultura della legalità. La tenace preside, oltre a sottolineare i tanti dubbi sulle stragi del ’92, in particolare il cono d’ombra che avvolge le indagini sulla strage di via D’Amelio, si è soffermata sull’impegno concreto dell’Associazione in Campania. Sono tanti giovani che scelgono di fare un’esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alla camorra (tanti anch’essi) gestiti dalle cooperative di Libera. Segno questo, di una volontà diffusa di essere “protagonisti” e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta per diffondere una cultura fondata sulla legalità e sulla giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. Si dimostra così, che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà. Il giovane avvocato Biagio Verdicchio, che da tre anni anima corsi sulla legalità presso l’I.C. “Buonocore-Fienga” di Meta, ha ribadito l’importanza di eventi  come questi. Si sente forte la necessità di costruire una cultura della legalità, a partire proprio dalla realizzazione di attività che si svolgono nelle scuole. L’obiettivo è contrastare a monte, la diffusione di quella che si chiama “mentalità mafiosa”, groviglio culturale oscuro a metà tra atteggiamento psicologico e insieme di pratiche culturali. A conclusione della manifestazione, patrocinata dall’Amm. Comunale di Meta, presente il sindaco, dott. Trapani, e dal forum dei giovani della Città costiera, come pure ricordato dal prof. Vistocco, forse non c’è nessun finale e nessuna morale, nell’opera di Castiglione: la vittoria non sta né nel lasciare la città né nel restare. Sta forse nell’affrontare il passato prima di tutto lavorando ad una sradicamento della cultura mafiosa nell’immaginario collettivo: non solo attraverso una legislazione ad hoc, ma anche mediante un lavoro che incida profondamente sulla valorizzazione e sulla selezione della memoria. Quella che comunemente chiamiamo cultura della legalità.

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