di Biagio Verdicchio – In attesa dell’esito del test d’ingresso a medicina, la 19enne siciliana di Melfi, Giusy Buscemi, 1,75 tutta ricci e occhi verdissimi, un risultato lo porta già a casa. E’ lei la nuova Miss Italia, incoronata ieri sera a Montecatini Terme. L’attesa, le lacrime, l’abbraccio con le altre aspiranti miss, la corona, la fascia. Il rito, pur nel tentativo di svecchiarlo e modernizzarlo, va avanti, canonico e uguale da 73 anni. Fabrizio Frizzi, assicura che sarà l’ultima volta che cede al fascino della conduzione della gara tra le ragazze più belle d’Italia, eppure appare il più adatto ad uno show che ha provato più volte a trasformarsi in un qualcosa a metà tra reality e talent. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij. E la bellezza, si sa, è arte difficile da valorizzare. Quelli di Miss Italia, ci provano da anni col porre alle aspiranti miss domande che chiamano psicologiche, ma che invece sembrano – anzi sono – banalotte e superficiali. Le miss del 2012 sono tutte impegnate negli studi o nel lavoro, e certe domande le fanno sembrare bambole stupide, cosa che non fa onore alla kermesse tricolore. Il problema è capire sempre più il senso di questo spettacolo. E se la bellezza sia o meno un talento su cui puntare e attorno al quale costruirci uno spettacolo. Del resto il passato (Silvana Pampanini, Silvana Mangano, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Lucia Bosè) e il presente (Cristina Chiabotto, Martina Colombari, Anna Valle, Miriam Leone) dimostrano che Miss Italia fa rima molto spesso con Show e difatti dopo che Beppe Fiorello incorona la corregionale emozionata fino alle lacrime, al primo fuoco di fila di domande dei cronisti, la riccioluta Giusy afferma convinta che per lei, Miss Italia è «Il sogno di tutta la mia adolescenza». E poi chiarisce: «Non voglio che gli altri dicano “E’ bella e basta”. E’ bella, ma balla anche!». Parole già sentite, ma si sa, tutto comincia quasi per tutte così.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.