“Migliorare la qualità della vita attraverso la cultura”, è questo uno degli obiettivi del centro Delacato che venerdì 5 settembre ha organizzato l’open day sulla dislessia nella bellissima struttura delle suore Pallottine. Un incontro rivolto a genitori, insegnanti e tecnici interessati non solo alla tematica della dislessia, ma a quella più ampia che va sotto il nome di DSA, vale a dire, disturbi specifici dell’apprendimento. Un argomento decisamente interessante che ha visto la partecipazione di una folta platea, costituita in maggior parte da docenti di diversi ordini e gradi. Relatore il dott. Parisi che, dopo un rapido accenno alla nascita del centro Delacato, si è soffermato su alcuni dei segnali che gli addetti ai lavori devono recepire e osservare prima di parlare di Disturbi dell’apprendimento. “Il centro Delacato”, ha esordito il dott. Parisi, “nasce dalla volontà di portare avanti le idee di Delacato, un italoamericano che si occupò di scienze umanistiche, ma che fu anche un sassofonista per potersi pagare gli studi. Era un psicopedagogo specializzatosi nell’esame neurologico-evolutivo dei bambini dislessici. Quando conobbi Delacato, 22 anni fa’, iniziai ad occuparmi di una fascia di lavoro che non mi competeva. Nel 1999, dopo 15 giorni dalla sua venuta a Sorrento, Delacato divenne disabile, gli amputarono una gamba. Decidemmo di portare avanti le ricerche nelle neuroscienze e, dopo 24 anni, possiamo dire che il centro è adulto”. Fulcro dell’attenzione, però, è stata la difficoltà della letto-scrittura. “Chi fallisce nella letto scrittura”, ha sostenuto il neurologo, “attualmente fallisce nel mondo. Noi, come centro Studi, abbiamo dedicato anni di ricerche ad evidenziare dei markes che dicono, già all’età di 3 anni, se un bambino è a rischio di letto scrittura. Per la diagnosi non bisogna arrivare in terza elementare! Nulla si può apprendere a livello didattico se non attraverso la manualità”. Elemento portante del discorso è stato ed è, come ha precisato il dott. Parisi, l’interrogativo che bisogna porsi sempre come punto di partenza. “Perché il soggetto è dislessico? La ricerca del perché è fondamentale. Bisogna studiare e portare delle ipotesi”, è stato questo il monito del neurologo, “e così studieremo insieme, anche se a livelli diversi, ma parlando una stessa lingua, delle strategie di cui possa beneficiare il genitore e il bambino”. Punto di partenza, dunque, il cervello. “Se un bambino”, ha asserito il Presidente del Centro, “non raggiunge un buon livello scolastico, la motivazione va ricercata nella storia di questo cervello. La letto scrittura non ci appartiene geneticamente, mentre ci appartengono da questo punto di vista le aree del linguaggio. Non esiste nel nostro cervello un centro della lettura, però tutti i bambini a sei anni, spontaneamente leggono. La funzione della lettura non ci è data dalla natura, ma è una conquista dell’uomo. Se un bambino non raggiunge la letto scrittura vuol dire che qualcosa non ha funzionato”. L’osservazione costante e attenta, dunque, si rivela la chiave di volta per affrontare il problema e cercare delle soluzioni. A soffermarsi in maniera più dettagliata sull’analisi e sulle osservazioni da fare, la dott.ssa Buonomo. “Le osservazioni”, ha tenuto a precisare la dott.ssa, “vanno fatte più volte, almeno 5 e da persone diverse e gli elementi da tenere sotto controllo sono diversi: l’intensità dell’errore, la costanza, la posizione, il tono muscolare, la postura. Bisogna evidenziare più elementi da segnalare, non uno soltanto, se davvero si vuole aiutare qualcuno”. Un incontro che di certo è servito agli addetti ai lavori a comprendere meglio come porsi ed affrontare dei problemi che quotidianamente possono presentarsi, ma che ha posto le basi per una “collaborazione” con l’equipe del dott. Parisi che mette a disposizione, in modo gratuito, le proprie conoscenze e competenze a quanti hanno bisogno di chiarezza e di confronto per cercare delle strategie comuni che aiutino coloro che presentano disturbi dell’apprendimento!


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