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La sua famiglia scampò al genocidio armeno,

con le sue note ricorda che “la musica deve unire”

SORRENTO – Un ospite di alto rilievo del panorama attuale musicale arriva nella Terra delle Sirene, un apprezzato violinista a livello internazionale che nel suo DNA ha inscritto il travaglio di un popolo intero.

Sul palco del Teatro Armida, si presenta per l’unica data italiana ad ingresso gratuito, e il suo nome fa accorrere persino pubblico da regioni limitrofe come la Puglia, la platea gremita assiste con grande entusiasmo, coinvolgimento e anche in religioso silenzio avvolti e inebriati dalla sua bravura.

I brani presentati partono dal suo repertorio personale, legato alla sua terra e brani di musica classica, spaziando con collaborazioni storiche dei suoi primi tempi trascorsi a Londra nella band di Boy George, eseguendo anche pezzi legati al cinema, il famoso “Misirlou” di “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino. Ironico, spassoso, e grande comunicatore, con il suo italiano che egli stesso ha definito non perfetto, ha intervallato le sue esecuzioni con racconti della sua vita sia familiare che professionale, creando un clima piacevole col pubblico.

Nato a Beirut nel 1968 da una famiglia armena, fin da bambino mostra un grande talento, pur vivendo l’infanzia nel dramma dei bombardamenti e della guerra civile. A soli 12 anni debutta proprio in Libano e a 14 viene casualmente ascoltato dal direttore d’orchestra Hans Herber-Jöris che gli procura una borsa di studio del governo tedesco alla Hochschule für Musik und Theater di Hannover, facendolo diventare il più giovane mai iscritto alla prestigiosa scuola. Da questi primi passi ha preso il volo planando su importanti palchi.

La musica per lui è tutto e lo strumento è il suo lasciapassare, il suo talismano. «Mio nonno – racconta – riuscì a fuggire dal genocidio armeno grazie al violino che ancora suono. Lui non lo sapeva usare, ma grazie a quel violino regalato da un amico poté fingere di essere parte di un ensemble che stava andando in tour e quindi lasciò il paese. Si stabilì in Libano, dove mio padre sposò mia madre, siriana, e io iniziai a suonare prestissimo, a 4 anni, ma negli Anni 80 eravamo di nuovo in pericolo, sotto i bombardamenti delle guerre e il violino stavolta salvò la mia di vita, permettendomi di trasferirmi in Germania a studiare. Ero un ragazzino solo, isolato, la musica era l’unico linguaggio a mia disposizione in un paese di cui non parlavo la lingua e dove non avevo famiglia, perché i miei genitori non avevano potuto seguirmi».

Un grande personaggio che la nostra amministrazione e l’assessore agli Eventi Mario Gargiulo è riuscito a portare a Sorrento, offrendo al pubblico uno spettacolo unico e prestigioso e che sancisce la definitiva apertura del periodo natalizio segnato anche con l’accensione dell’Albero in Piazza Tasso, che a ritmo di musica e luci ha regalato ai cittadini ed ospiti presenti la classica e inconfondibile atmosfera magica del Natale.

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