Tutta l’Italia è rimasta sconvolta dalle immagini provenienti da Cittadella (Padova), dove un bambino di dieci anni, al centro di una dibattuta causa di affidamento, e’ stato prelevato con la forza da scuola per essere collocato in una casa famiglia. Tre persone si sono presentate in classe intimando ai compagni di classe del piccolo Leonardo di uscire dall’aula. Una volta rimasto solo, Leonardo e’ stato prelevato con la forza, nonostante si tenesse disperatamente avvinghiato al suo banco, piangendo. Poi e’ stato trascinato per la strada urlante da una serie di persone tra cui il padre, gli assistenti sociali, e alcuni poliziotti guidati da uno psichiatra consulente tecnico d’ufficio che aveva diagnosticato in lui una malattia la cui entità clinica è tuttora oggetto di discussione nella comunita’ scientifica internazionale, la PAS (Parental Alienation Syndrome, Sindrome da alienazione genitoriale). La madre del piccolo Leonardo, assistita l’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, ha sporto denuncia per le modalita’ disumane usate con il bambino, mentre i genitori dei compagni di classe di Leonardo hanno manifestato pacificamente davanti alla scuola per protesta.
La PAS è spesso tirata in ballo nei casi di difficile rapporto dei bambini con uno dei genitori e disputa sull’affidamento dei figli. Questa sindrome fu teorizzata da uno studioso statunitense, Richard Gardner, ma negli Stati Uniti è stata oggetto di amplissime critiche e non ha ricevuto alcun riconoscimento ufficiale secondo i canoni della medicina delle evidenze scientifiche. Secondo Gardner, la PAS è un vero e proprio disturbo psichiatrico dei bambini che si sviluppa prevalentemente nel contesto di controversie dei genitori per la loro custodia e comporterebbe il rifiuto di una figura genitoriale, di solito il padre (per una sorta di fedeltà verso la madre dopo la separazione, e quindi dispiacere di mettersi contro lei continuando ad amarle il padre), con effetti devastanti sui minori (ad esempio disturbo di personalità, disturbo dissociativo di tipo disaffettivo, psiconevrosi depressiva). La sindrome sarebbe il frutto di un condizionamento dei figli da parte di un genitore, così detto «alienante», che porterebbe i figli ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore, così detto «alienato». Tuttavia, Gardner ha descritto il costrutto di alienazione genitoriale in numerosi lavori autopubblicati, cioè non sottoposti alla verifica della pubblicazione mediante revisione di esperti, la cosiddetta peer review, che oggi è il canone principale di valutazione delle pubblicazioni scientifiche, tanto è vero che la sindrome in esame non risulta inserita in alcuna delle classificazioni in uso negli unici manuali diagnostici di riferimento (ICD-10, ovvero International classification of diseases; DSM, ovvero Diagnostic and statistical manual of mental disorders). Per questo, la PAS è giudicata “scienza spazzatura” da molte associazioni di psicologi e neuropsichiatri americani, e ancora, alla fine di settembre 2012, l’APA (American Psychiatric Association) l’ha esclusa dal DSM-5 , ultima edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. In Italia, la Pas e’ entrata nei tribunali con ritardo, ovvero quando all’estero si e’ cominciato a prenderne le distanze in maniera decisa, ma le informazioni stentano a raggiungere i nostri legislatori e cosi’, mentre in America proliferano le associazioni di ‘vittime della Pas’, in Italia la si impiega nelle cause per l’affido dei figli. Inoltre, la diagnosi viene purtroppo usata anche come strumento di difesa dai genitori accusati di abusi e violenze sui figli; basta una perizia in cui si certifichi che uno dei genitori ha condizionato il figlio fino al punto da fargli descrivere abusi o violenze, e il bambino non viene più’ creduto, il genitore protettivo passa da vittima a imputato perdendo la patria potesta’, il bambino viene affidato ai servizi sociali e collocato in casa famiglia o, nella peggiore delle ipotesi, costretto a vivere con il genitore abusante. L’associazione ‘Courageous Kids’, composta da ex bambini affidati al genitore abusante, e’ solo una delle tante associazioni nate in America per denunciare i giudici responsabili di aver creduto alla Pas e non alle loro testimonianze: “Noi che siamo sopravvissuti, siamo cresciuti e diventati piu’ forti. Adesso vogliamo dire al mondo quanto abbiamo sofferto, prima a causa di coloro che hanno abusato di noi, poi a causa dei tribunali che hanno rifiutato di proteggerci”. Sul tema della sottrazione dei minori alla famiglia per affidarli alle case-famiglia, e sulle diagnosi di PAS sono state presentate anche in Italia numerose interrogazioni parlamentari. L’onorevole Antonio Borghesi, proprio a seguito dell’ultimo drammatico fatto di cronaca, ha presentato al Ministro della Salute una interpellanza urgente. Il sottosegretario di Stato per la salute, Adelfio Elio Cardinale, ha risposto puntualizzando che l’Istituto Superiore di Sanità, interpellato perché è il più alto organo di consulenza scientifica del Ministero, ha sottolineato che i fenomeni di ritiro e negazione dell’affetto da parte del bambino nei confronti di uno dei genitori, emersi in alcuni casi di affidamenti a seguito di divorzio, non richiedono scientificamente di essere etichettati come «caso psichiatrico». Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo»l, ‘Istituto Superiore di Sanità, in linea con la comunità scientifica internazionale, non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia, tanto è vero che non è inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici. Alla luce di questa risposta Borghesi ha chiesto che il Ministro Balduzzi intenda provvedere affinché non si faccia più ricorso a questa diagnosi e intenda prendere provvedimenti per rendere le perizie tecniche che vi fanno riferimento del tutto prive di alcun significato, dichiarandole inattendibili. Roberta Lerici- Presidente Associazione Bambini Coraggiosi- in relazione al caso del bimbo di Cittadella ha sottolineato che: “Il suo ricovero nella struttura per minori rappresenta un abuso con potenziali conseguenze devastanti per il bambino. Dal tipo di provvedimento adottato(allontanamento dalla madre) si evince che si stiano seguendo i dettami di Gardner, il quale prescriveva come cura della presunta patologia l’utilizzo di strutture protette in cui “deprogrammare” i bambini che rifiutavano uno dei due genitori, allontanandoli e tenendoli a lungo separati da quello con cui avevano il rapporto affettivo più forte. Testualmente Gardner scriveva: “La psicoterapia con i figli deve adottare principi simili a quelli della deprogrammazione (deprogramming) attuata con i prigionieri che sono stati indottrinati dalla propaganda nemica, subendo il lavaggio del cervello, al punto di arrivare a manifestare una pubblica avversione verso il loro paese d’origine. Lo psicoterapeuta deve imparare a non prendere troppo sul serio le lamentele dei figli e capire che non deve consentire loro di poter decidere di respingere il genitore alienato “. Considerando che il consulente tecnico dott. De Nicola ha più volte usato il termine “resettare”, parlando degli affetti del bimbo, e che a nessuno è stato più consentito vedere il piccolo dopo la visita dell’onorevole Alessandra Mussolini alla comunità, sono molte le associazioni che si occupano di tutela di minori a domandarsi se si stia proseguendo sulla pericolosa strada indicata da Gardner. Ulteriore allarme crea la ventilata ipotesi di un cambio di scuola, in quanto simili soluzioni appartengono sempre al Gardner-pensiero”.
Un esauriente punto della situazione sulla PAS è emerso dal convegno internazionale svoltosi alcuni mesi fa a Roma, ‘PAS: un’arma impropria contro i diritti delle donne e dei bambini’, promosso dall’europarlamentare Niccolo’ Rinaldi, vicepresidente del gruppo Adle Idv, dal Movimento per l’infanzia e dall’associazione ‘Valore Donna’. Claudio Foti, direttore del Centro Hansel e Gretel di Torino, ha aperto con una critica alla cultura odierna fatta di negazione dei sentimenti, del disprezzo delle aspirazioni dei bambini, a cui e’ urgente contrapporre l’uso dell’intelligenza emotiva. L’europarlamentare Idv, Niccolo’ Rinaldi, ha sottolienato la pericolosita’ della diagnosi di PAS che nei casi di abuso annullerebbe le difese dei bambini contro l’”orco” . Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’infanzia, ha definito “filopedofile” le teorie di Gardner, inventore della Pas, citando vari brani tratti dai suoi testi originali che ha egli stesso tradotto per studio. Roberta Lerici, dell’area infanzia e famiglia di Idv, ha illustrato la cosiddetta ‘Terapia della Minaccia’ che, cosi’ come Gardner l’ha concepita, allontana i bambini dai loro affetti piu’ cari per imporgli un riavvicinamento al genitore che rifiutano senza approfondire le cause dei tale rifiuto. Francesco Alvaro, Garante per l’infanzia del Lazio, ha sottolineato il dramma dei bambini che finiscono in casa famiglia senza valide ragioni. La psicologa spagnola Sonia Vaccaro, autrice del libro ‘PAS: presunta Sindrome da Alienazione Parentale, uno strumento che perpetua il maltrattamento’, ha descritto le ragioni per cui la Sindrome di alienazione parentale non e’ mai entrata nel Dsm. Alessandra Lumachelli, consulente tecnico grafologico, ha concluso gli interventi insistendo sull’importanza di una corretta informazione su tematiche che possono incidere in modo devastante sul futuro di tanti minori. Infine, il senatore Idv, Stefano Pedica, in un messaggio ai partecipanti, ha promesso di sostenere qualsiasi iniziativa atta a contrastare l’utilizzo della PAS come strumento lesivo dei diritti delle donne e dei bambini, e di sostenere la battaglia contro l’ingiustificata sottrazione dei minori ai genitori idonei.
In conclusione, mi preme di dire: ascoltiamo i bambini. Sentiamo cosa hanno da esprimere, i loro sentimenti, emozioni, paure, esperienze, non sono da sottovalutare, ignorare, catalogare secondo la nostra ottica di adulti. Amarli significa rispettarli, proteggere il loro universo affettivo, non inseguire una ipotesi o un presupposto teorico.


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