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di Biagio Verdicchio

“Hoy es un día triste. Se va el mito del Barça ” così Hristo Stoichkov l’attaccante bulgaro, mito del Barcellona di fine anni ottanta sulla notizia dell’addio di Pep Guardiola, a fine stagione, dalla panchina del Barcellona. Una notizia che ha fatto letteralmente il giro del mondo. Una notizia che – attenzione – non è soltanto un fatto sportivo, ma molto di più. Pep Guardiola, una vita col Barça , da giocatore prima e da allenatore (squadra B e squadra maggiore) poi, in quattro anni ha vinto tutto quanto si poteva vincere: in Spagna, in Europa, nel mondo. Ma se il “il calcio”, come diceva Pier Paolo Pasolini, “è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, allora l’addio di Pep fa discutere perchè è come l’attore che si ritira dalle scena sul punto più alto; come il cantante che chiude gli spartiti e decide di non strimpellare più. Lascia la panchina di una delle squadre più forti al mondo un personaggio esemplare. Bisognava vederlo,  oggi pomeriggio, commosso fino alle lacrime. il presidente Rosell ringraziando Guardiola, ha detto in conferenza stampa: “Grazie a Pep per aver migliorato il nostro mondo calcistico. Non sarà mai messo in discussione il suo impegno e risultati ottenuti. Ha onorato i nostri valori e la nostra bandiera, per il tuo supporto, l’affetto e la stima che hai dato. La gratitudine del mondo del Barcellona sarà eterna. Con tutto il cuore grazie a te”. Si va oltre, perchè nel calcio di  oggi, subissato da scandali, doping, scommesse  illegali, messo sotto scacco da un manipolo di ultrà rincretiniti, sommerso dai miliardi di sponsor alla faccia della crisi che sta sommergendo il mondo occidentale, emerge come una favola quella del club catalano e del suo Mister. La cultura della sconfitta, il silenzio alle provocazioni, il rispetto per l’avversario, la maturazione e l’esaltazione del vivaio, sembrano misteri di un rosario laico, cui Guardiola ha dato da subito forma. Nel Barça dei marziani, Guardiola non  è mai stato uno spettatore. Il maligno dirà che con Messi, Puyol, Piquè, Xavi, Iniesta, Fabregas, Valdes, Busquets e Pedro, chiunque sarebbe in grado di allenare e di vincere. Non è verò. Non è così. E l’eliminaizone da parte del Chelsea aha ancor di più dimostrato quanto il calcio sia ancora bello e imprevedibile. Un’orchestra di maestri eccelsi ha sempre bisogno del suo direttore sul podio a dirigere. E Pep ha insegnato, oltre che il gioco,  anche un modus vivendi il calcio. Se frutterà qualcosa nel mondo del dio pallone, staremo a vedere. Intanto, anno sabbatico o meno, lo aspettiamo nuovamente in panchina. Con stile e classe, e soprattutto col silenzio. Che nel calcio urlato di questi anni sembra fare ancora più rumore.

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