Vico Equense – Il GIP di Torre Annunziata ha dovuto disporre la prosecuzione di indagini nei confronti di due imprenditori di Vico Equense, C. G. e S. C., indagati per i reati di estorsione ed appropriazione indebita nei confronti di un loro ex dipendente, in seguito ad una sentenza di Cassazione destinata a fare epoca. Infatti, la sentenza emessa dalla Camera di Consiglio presieduta dal dott. Piercamillo Davigo, su ricorso proposto dall’avv. Giovanni Morana di Vico Equense, ha ribadito il principio che l’imprenditore che minaccia i propri dipendenti di licenziamento, nel caso in cui costoro dovessero avanzare giuste richieste o rivendicare i loro giusti diritti, oppure che trattiene somme dichiarate come versate in busta paga, commette chiaramente il reato di estorsione e di appropriazione indebita. L’avv. Morana, infatti, difende un ex dipendente dei noti imprenditori che li ha denunciati perché, per anni, è stato costretto, insieme ad altri, a veder negate le giuste rivendicazioni dei loro diritti perché, altrimenti, “erano liberi di licenziarsi e di trovare un altro posto di lavoro”. Per la Cassazione, che dà ragione al ricorrente, queste affermazioni (peraltro confermate già da altri testimoni) costituiscono “minacce implicite” che certamente, se ulteriormente verificate in una adeguata prosecuzione d’indagine, configurano il reato di estorsione.
“È una sentenza destinata a fare da apripista ad una serie di nuovi ricorsi – afferma l’avv. Giovanni Morana – poiché critica apertamente e pesantemente prima la richiesta di archiviazione del Sostituto Procuratore della Repubblica e, poi, annulla il provvedimento di archiviazione del Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, emesso nei confronti dei due imprenditori equensi, perché contraddittorio ed immotivato e perché contrario alla giurisprudenza consolidata che abbiamo evidenziato nel nostro ricorso. È importantissima, inoltre, perché sancisce il sacrosanto diritto del lavoratore a non dover subire molestie e ricatti, come la minaccia di licenziamento, da parte di datori di lavoro che spesso, nelle nostre zone, chiedono la restituzione di parte della retribuzione o della liquidazione compiendo, così, due tipi di reato: uno di estorsione, nei confronti dei propri dipendenti, ed uno di appropriazione indebita; oltretutto, tali somme che rientrano nelle tasche personali del datore di lavoro, costituiscono “fondi neri” ed un ingiusto guadagno sul quale evade anche il fisco”.
Nella appassionata arringa tenuta all’udienza innanzi al G.I.P. di Torre Annunziata, l’avv. Morana ha esplicitamente chiesto, seppure la suddetta sentenza della Cassazione ritenesse già sussistere tutti gli elementi del reato di estorsione e del reato di appropriazione indebita, che il Giudice ordinasse al Pubblico Ministero la prosecuzione delle indagini perché le investigazioni suppletive richieste potrebbero essere “idonee ad aprire nuovi e ben diversi filoni d’inchiesta”, viste le tante circostanze indicate nella denunzia/querela presentata dall’ex dipendente.
Ora spetta di nuovo al Pubblico Ministero istruire correttamente e quanto più analiticamente possibile i comportamenti dei datori di lavoro, per cui la Cassazione ha già ravveduto gli estremi di “fondatezza della notitia criminis estorsiva”, che vanno provati al meglio dalle indagini, che finora hanno preso in considerazione “parzialmente le dichiarazioni della Parte Offesa, confermate –tra l’altro – in toto dai testi neutri” per garantire un giusto processo e giustizia ai ricorrenti.
A fine ottobre c’è stata, inoltre, un’altra sentenza di Cassazione che ha ulteriormente confermato la sussistenza del reato di estorsione per comportamenti assimilabili a quello denunciato dalla parte ricorrente difesa dall’avv. Morana, e ciò deve essere uno sprone ulteriore a ribellarsi a questo atteggiamento che, purtroppo e soprattutto in questo periodo di crisi generalizzata, è molto diffuso nel nostro territorio campano ed in Penisola Sorrentina e che va ad incidere in particolare proprio sulle famiglie con minore reddito.


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