“Mi raccomando non accettare roba dagli sconosciuti”. “Attento a quando attraversi la strada”. Quante volte ci siamo sentiti ripetere, fin da bambini,questa cantilena. Ma mai, mai nessuna mamma al mondo si sarebbe sognata di dire al proprio figlio “Attento quando vai a scuola!”. Mai. Perché sarebbe la negazione stessa di una libertà importante. Quell’idiota, quegli idioti, mafiosi, terroristi o semplicemente folli, una vittoria l’hanno ottenuta. Mettere paura. Incutere ansia, preoccupazione. Su facebook leggo lo “stato” di un’amica. “Che schifo. A sedici anni, a scuola, si dovrebbe morire solo di noia. VIGLIACCHI!”. E’ uno dei tanti, dei milioni di messaggi che la rete condivide, impazzita, in una giornata che ha un sapore diverso da tutte le altre giornate. Se la scuola, luogo di crescita, di formazione, di spensieratezza, e dunque di vita, diventa paradossalmente luogo di morte, beh, non c’è speranza che tenga per il nostro paese, affossato da crisi, scandali, urla e tensioni infinite.
Dove lo Stato non fa lo Stato, dove la politica non fa la politica, dove la cultura è annientata e dove in tv si balla e canta come se nulla fosse, cresce il germe della violenza. Morire a sedici anni sotto i colpi della più assurda delle armi del terrore. Dacia Maraini su Il Mattino definisce così le bombe, strumenti di morte che non guardano in faccia le vittime, che colpisce a caso. Armi vigliacche, appunto. Io aggiungo: armi che deflagrano i cuori. Cuori devastati dei ragazzi italiani che ieri sera nelle piazze, nei pub, nei ristoranti, nelle case non parlavano d’altro. Nella freschezza dei loro 20 anni si chiedevano come fosse possibile. Non si chiedevano tanto chi è stato, se la mafia (Ma come? la mafia si mette a colpire giovani e lo fa con del gpl? Non usavano una volta il tritolo?), se il terrorismo (Ma come? a Brindisi, innocua città di provincia?), o se un folle (questa crisi, ci farà impazzire tutti prima o poi!). I ragazzi si chiedevano “Perchè?”. Ed è la parola che più fa male in questi casi. Dal 1970 fino al 1993 l’Italia si è chiesta troppe volte “perchè?”. Perchè la Banca Nazionale dell’Agricoltura? Perchè Piazza della Loggia? Perchè la Stazione di Bologna? Perchè l’Italicus? Perchè la mafia? Perchè Chinnici, Dalla Chiesa, perchè Falcone e Borsellino? perchè gli uomini delle loro scorte? Il rischio che Melissa resti solo un vuoto perchè nella storia angosciante di questo nostro paese, è alto. Il pericolo che però questa storia si dimentichi troppo in fretta, quello no, quello non si cancella. Ieri apparivano nelle piazze italiane, cartelli incisivi: “e ora ammazzateci tutti”. Non credo siano il frutto dell’immediato shock. No questi giovani sono e saranno sempre il futuro del nostro paese. Etichettati come “bamboccioni”, dipinti come “sfigati”, tagliati fuori a colpi di leggi da qualsiasi possibilità di cercare, sognare un lavoro, insomma di vivere. Come Melissa, sedici anni e il sogno di diventare stilista. Straziante troncare le ali, strappare i sogni, affogare la vita. Nelle ore convulse di ieri, quasi con le lacrime agli occhi, ho pescato una frase di un padre della nostra Costituzione, Piero Calamandrei.
”Quindi voi giovani dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto – questa è una delle gioie della vita – rendervi conto che ognuno di noi al mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parti di un tutto, dell’Italia, del mondo”
Dobbiamo essere tutti noi, giovani e meno giovani, più forti delle mafie, più forti del terrore, più forti dell’idiozia umana. E in quel tutti noi ci deve essere dentro lo Stato, che dovrebbe rifuggire l’idea, che al solo pensiero mi fa raggelare il sangue, che la scuola sia da lunedì mattina luogo di paura, di negazione di speranza, di morte … Lo vuole Melissa, lo vogliamo noi tutti …



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