
Il prossimo 22 agosto presso la Piazza Casale, nel centro storico di Meta di Sorrento, sarà proiettato il documentario “Adieu” scritto e diretto da Alberto Castiglione, Premio Legalità 2012 sul tema delle mafie. Alla serata, patrocinata dal Comune di Meta e dalla Pro Loco “Terra delle Sirene”, con il Forum dei Giovani della città costiera, interverranno: Domenico Vistocco (professore Università di Cassino), Ernesto Anastasio (giudice del Tribunale di Torre Annunziata), Giandomenico Lepore (ex Procuratore della Repubblica), Tonino Palmese (Coordinatore Libera Campania), Biagio Verdicchio (scrittore avvocato), Daniele Acampora (presidente fondazione antiusura Exodus ’94). Il monumento alle vittime di mafia che si staglia maestoso di fronte al Porto di Palermo è il manifesto di Adieu, in cui Alberto Castiglione, parla, come in altri lavori precedenti, di mafia e ricordo. La domanda che pone Castiglione è provocatoria: a quanto è servito tutto il sangue sparso per colpa della mafia? Il documentario descrive Palermo e i suoi abitanti a partire dal 1992 e si interroga su come e se è cambiato il rapporto con la città rispetto alla mafia e alla cultura della legalità. La recente storia del capoluogo siciliano è un alternarsi di momenti di euforia (il Maxiprocesso, gli anni di Orlando sindaco) e di amarezza e grande sconfitta nel cuore dei palermitani. Chiedere ai cittadini se il sangue versato e le lotte fatte non siano finite nel dimenticatoio serve a comprendere come è stata metabolizzata la lotta antimafia nella memoria culturale e a capire se è effettivamente cambiato qualcosa. Tra le interviste, la testimonianza di Letizia Battaglia che fotografò quasi tutti i delitti della guerra di mafia negli anni ’70-80 e quella del procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che ha preso il testimone diretto di Paolo Borsellino nella lotta alla criminalità. A fare da sfondo la storia di un ragazzo di cui il volto resta nascosto, a metà tra realtà e finzione: nato e cresciuto nella periferia di Palermo, entra nel clan mafioso e si macchia di gravi reati per cui è costretto a lasciare la città, dalla cui vicenda Castiglione ha tratto il titolo del documentario, Adieu. Nessun finale e nessuna morale: la vittoria non sta né nel lasciare la città né nel restare. Sta forse nell’ affrontare il passato prima di tutto lavorando ad una estirpazione della cultura mafiosa nell’immaginario collettivo: non solo legislazione ad hoc, ma anche un lavoro che incida profondamente sulla valorizzazione e sulla selezione della memoria e dunque sul meccanismo semiotico della cultura. Le commemorazioni che avvengono ogni anno compongono un macabro calendario che tiene impegnate autorità e forze dell’ordine in saluti e parole di rito. Finite queste, non restano che le enormi corone funebri destinate a diventare secche in pochi giorni e a restare lì per mesi a decorare il memoriale. Documenti come quello di Alberto Castiglione vogliono portare all’attenzione di tutti, la necessità di costruire una cultura della legalità a partire dalle attività che si svolgono ad esempio nella scuola. L’obiettivo è contrastare la diffusione di quella che si chiama “mentalità mafiosa”, groviglio culturale a metà tra atteggiamento psicologico e insieme di pratiche culturali.


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