by Somma Informatica
Redazione
Contatta su Skype la Redazione di SommariaMente Free Press per inserire gratuitamente i tuoi articoli
oppure inviaci una mail a redazione@sommariamente.it
Editore
Contatta su Skype l'Editore di SommariaMente Free Press
oppure inviaci una mail a redazione@sommariamente.it
Marketing-Pubblicità
Contatta su Skype l'ufficio commerciale di SommariaMente Free Press per la tua pubblicità sul nostro sito e sul nostro cartaceo
oppure inviaci una mail a commerciale@sommariamente.it per il tuo PREVENTIVO GRATUITO
Cliccaci su Google+
LinkedIn

Londra_2012_Inghilterra_2015.jpg di Biagio Verdicchio

Provare a raccontare l’Olimpiade. L’evento per eccellenza dello sport. l’essenza  stessa dello sport. Sulla pagina fb di Sommariamente lo stiamo facendo e siamo grati del riscontro e dell’apprezzamento dei nostri amici della rete, idem su twitter. insomma in piena sintonia con quel che sta avvenendo a Londra, è davvero questa trentesima edizione dei giochi, la prima “globale”. Cinguettii in diretta, note, foto e post che viaggiano mentre l’atleta tira di scherma, solleva pesi, pagaia verso il traguardo, si tuffa o effettua la virata in vasca. Proviamo a così a raccontare sul nostro sito questi primi sette giorni (un’altra rubrica ci sarà alla fine) di giochi…fatti di sorrisi e delusioni…emozioni olimpiche, appunto.

LONDON IS NOW – Sarà pur vero, come ricordato sulle pagine del Corriere della Sera da Beppe Severgnini che “Londrà non ha bisogno delle Olimpiadi e le Olimpiaid non hanno bisogno di Londra”, ma la stupefacente cerimonia di apertura dei Giochi ha dimostrato genio e follia della cosmopolita capitale britannica. Da Eric Clapton ai The Who, dai  Rolling Stones ai Beatles; dai Mud ai  Led Zeppelin. E ancora David Bowie, i  Queen i Sex Pistol e i Duran Duran. La musica l’ha fatta da padrona, mescolata tra ciminieri fumanti, amorevoli infermieri dell’impeccabile sistema sanitario UK, mary poppins volanti a placare i turbolenti sogni dei fanciulli inglesi e un Mr.Bean gigantesco. Tuttola grandeur di un popolo che ha esaltato se stesso e il mondo intero. La sfilata delle nazioni sempre emozionante, racconta sempre numerose storie. E così tra gli improbabili stivali della delegazione Ceca (ironia sul clima britannico, un alternarsi continuo di sole e  pioggia) e lo stile USA e Italiano (Ralph Lauren per gli americani, Giorgio Armani per i nostri), il mondo ha notato la forza espressiva delle donne presenti nelle delegazioni di numerosi paesi islamici. La tiratrice Bahia Al Hamad , ad esempio, e’ diventata la prima donna del Qatar a partecipare ad un’Olimpiade. Bahia Al Hamad, 20 anni, e’ stata la portabandiera del piccolo emirato arabo. La piccola collinetta verde, che occupava parte dell’Olympic Stadium, ha cominciato a riempirsi di bandiere. Genialata del regista di questo show, il premio oscar Danny Boyle (Trainspotting, The Millionaire). Il risultato, durante i discorsi di Rogge e Sebastian Coe, è da brividi. La regina da il via ai Giochi. Pare stanca, tre ore di show sono tante anche per lei. Ma manca ancora poco. David Beckam impettito alla guida di una veloce imbarcazioneche solca a tutta velocità il Tamigi, lascia a Sir Steve Redgrave (plurimedagliato britannico del canottaggio) il testimone della fiaccola olimpica e il dubbio è così sciolto. Nessun personaggione dello sport UK, ma sette adolescenti, a percorrere l’ultimo tratto di strada che li separa dal tripode. Il futuro è nelle loro mani. Lo sport è vita, la vita guarda alle nuove generazioni. E’ il futuro è un fiore che nasce, come quello che ci  appare mentre dal centro dell’Olympic Stadium sale lentamente il braciere olimpico. E’ un grandissimo fiore, i cui pistilli, tanti quante le nazioni partecipanti, sono fiammelle accese. The future is now. Good Luck boys and girls. Thanks London.

IL TEMPO, AMARO, DELLE LACRIME – Quanto dolore provoca una sconfitta? Chiedetelo a Shin A-Lam, spadista sudcoreana che nella semifinale contro la tedesca Britta Heidemann, arriva allo spareggio. Il match, combattuto, era sul 5-5, e le stoccate contemporanee si succedevano di continuo: la priorità era alla coreana, quindi scadendo il tempo la vittoria sarebbe andata a lei. Il cronometro segna appena un secondo dalla fine. Una, due stoccate, entrambe contemporanee. A questo punto, senza che le atlete ripartano, il cronometro si azzera e la coreana avrebbe vinto. Ma il fatto che non fosse stato dato il via, fa sì che il cronometro venga ripristinato sull’uno. E’ come se il tempo fosse tornato indietro a un secondo – lunghissimo – dalla fine. E in quel secondo la Heidemann tocca e vince. Probabilmente, quando la Heidemann ha dato la stoccata finale il cronometro era già scaduto. Questa è stata la versione dei coreani che hanno protestato immediatamente. L’atleta coreana intanto, non lascia la pedana, anche se la vittoria è stata attribuita all’avversaria. La Corea sporge reclamo ufficiale. Le immagini sono incredibili: la Shin A-Lam è sola sulla pedana, un misto di tragicità e poesia. Invitata ad alzarsi e a uscire dal presidente del direttorio tecnico del torneo, Raniero Bernardini, al secondo diniego viene sanzionata con un cartellino giallo; a convincerla è stato il segretario generale della Fie Maxim Paramonov, che ha accompagnato fuori la Shin, ancora in preda ad una crisi di pianto che inevitabilmente influenza la finale per il terzo e quarto posto: la coreana viene infatti battuta 15-11 dalla cinese Sun

IL BISCOTTO INDIGESTO DEL BADMINTON – A de Coubertin questo biscotto non sarebbe proprio piaciuto, e chissà poi che sapore ha un biscotto made in China. La giocatrice di badminton bulgara Petya Nedelcheva dinanzi ai giornalisti si è lasciata andare ad uno sfogo. Amaro. «La Cina controlla tutto. Non so chi controllasse il match a perdere, ma se è la Cina di nuovo, lo hanno fatto un mucchio di volte l’anno scorso. Non giocano contro assieme che una volta ogni 20 partite. Fanno quello che gli pare» C’è del marcio nel badminton. E noi qui in Italia ci lamentiamo del calcio. La federazione internazionale ha accusato quattro coppie di badminton femminile (due cinesi, una coreana e una indonesiana) di non giocare per vincere per aggiustarsi in questo modo il proprio cammino dopo la qualificazione. Una delle coppie incriminate è quella cinese formata dalle campionesse del mondo Wang Xiaoli e Yu Yang che secondo il pubblico e i tecnici di altre squadre hanno giocato per perdere in modo da evitare le connazionali Tian Qing e Zhao Yunlei fino alla finale. Lo stesso avrebbero fatto le indonesiane Meiliana Jauhari e Greysia Polii contro il doppio sudcoreano Ha Jung-eun e Kim Min-jung. Un vero e proprio “biscotto”. Con una vittoria, infatti, le coreane avrebbero evitato le connazionali Jung Kyung-eun e Kim Ha-na (avversarie a vincere con le cinese Wang e Yu Yang) ai quarti. Indonesiane e sudcoreane erano già qualificate nel loro gruppo. Al di là del preverso meccanismo mentale, la figuraccia è quella vistasi in campo. I match sono apparsi fin da subito una farsa colossale. Col pubblico che ha cominciato a fischiare le giocatrici, e l’arbitro che ha finito per mostrare alle indonesiane il cartellino nero della squalifica, salvo ritirarla per le proteste del team. Il risultato fuori dal match è stato però inattaccabile. Fuori le quattro squadre. Certi biscotti sono davvero indigesti

LA LEGGENDA DEL CANNIBALE BUONO – E’ poi c’è la storia di un cannibale, ma di quelli buoni, non di quelli da agitare le notti di insonni lettori di storie noir. Il cannibale viene dagli States, Baltimora. La sua ultima vittima è stata una gloriosa ginnasta russa, Larisa Latynina. L’atleta russa, in tre edizioni dei Giochi dal 1956 al 1964 appunto, si era messa al collo ben 18 medaglie (9 ori, 5 argenti e 4 bronzi). Il Cannibale di Baltimora, Michael Phelps dopo le 8 medaglie di Atene (6 ori e 2 bronzi) e gli 8 ori di Pechino, qui a Londra è riuscito già a “divorare” l’incredibile record di medaglie. Dopo l’argento nella staffetta 4×100 sl e nei 200 farfalla è arrivato all’Aquatics Centre l’oro nella 4×200 sl. E sono 19. E il cannibale chissà che fame aveva visto che nella vasca britannica aveva esordito con “solo” un argento nei 200 farfalla, sfiorando l’impresa di un terzo oro consecutivo nella disciplina impresa mai riuscita prima d’ora, per 5/100. Ma un’ora dopo ecco il primo oro di questa “sua” Olimpiade, quello della staffetta 4×200 sl, vinta dagli Stati Uniti (6’59”70) su Francia e Cina. E con esso il record. Stracciato a Pechino il record di Mark Spitz (8 ori in una sola edizione dei giochi).“A Pechino è stato perfetto, ora sono più vecchio, è più difficile recuperare. E’ la mia Olimpiade, non ce ne sarà un’altra. I bilanci li farò alla fine”, aveva detto alla vigilia dei Giochi. E che il cannibale buono ha ancora fame, ce ne siamo accorti ieri sera, ottenendo un record mai riuscito ad un uomo: quello dei 3 ori in 3 edizioni dei Giochi nella stessa gara, impresa che nella storia apparteneva solo a due donne, l’australiana Dawn Fraser nei 100 stile libero dal 1956 al 1964 e all’ungherese Kristina Ezerszegi nei 200 dorso (’88-’96).  Nei 200 misti ha battuto in 1’54″27 il suo rivale, il campione e primatista mondiale Ryan Lochte. Leggendario. E non siamo di certo ancora alla frutta.

LA FEDE IMMENSA CHE ABBIAMO NELLA PELLEGRINI – L’Aquatics Centre parla altre lingue, e a tutt’oggi, non di certo l’italiano. Ma non dimentichiamo l’evoluzione di una autentica campionessa: un oro ed un argento olimpico; 4 volte Campionessa del mondo; 4 volte Campionessa europea, una serie di vittorie europee e mondiali in vasca corta (totale di 4 ori), altrettanto vasta la serie di piazzamenti sul podio, 3 i primati del mondo frantumati, senza parlare di quelli italiani. 8 anni di regno incontrastato in vasca: se i numeri devono parlare, nulla si può dire sulla messe di successi di Federica Pellegrini. Il 5 posto di nei 200 mt. sl. è sintomatico di tante cose. In uno sport dove si alternano freneticamente nuove e “fresche” promesse, Federica seppure con una maturità maggiore, ha sopravvalutato un pò di cose. Nel paese degli attacchi gratuiti, adesso tutta la colpa è del gossip, degli amori tormentati, dell’apparire, per cui, come si leggeva su twitter: “A Rio ci sarà si, ma a Sky affianco a Caressa…”. Si è riconoscenti troppo poco con una atleta che ha segnato per otto anni un regno incontrastato fatto di successi. Quel che è sicuro è che dopo Londra la federazione nuoto dovrà valutare attentamente cosa è mancato, anche a livello di preparazione ai nostri atleti rispetto ad esempio ai Mondiali dello scorso anno a Shanghai. Per Federica, nulla da dire, soltanto grazie …. qualsiasi sia la scelta che farà. Lo sportivo non è eterno, lei restera nella storia dello sport azzurro e mondiale, comunque, per sempre … e a noi va bene così …

VALENTINA, ARIANNA, ELISA, ILARIA, SORELLE D’ITALIA – Cosa hai pensato, Valentina, prima di quell’ultima stoccata? Quali emozioni, quali pensieri hanno attraversato la tua mente? Quell’urlo finale che accompagna da 16 anni ogni tua vittoria è paragonabile, senza sdegnare nessuno, a quello di Tardelli nel Mundial spagnolo del 1982. Ma se il calciatore azzurro poteva farsi forte su altri 10 compagni, no, tu no…su quella pedana sei tu e la tua avversaria. Un mix di concentrazione, dispendio di energie mentali e fisiche forse inimmaginabili. Certo, ieri contro le russe non eri sola. Arianna e Elisa e Ilaria si alternavano in quella pedana, per una notte, l’ennesima della tua carriera, centro del mondo dello sport azzurro. Ma a segnare la vittoria, eri soltanto tu. Quanto difficile deve essere stato, Valentina non pensare anche solo per un attimo alle vittorie di prima? 5 ori olimpici, 13 mondiali, 11 europei? a quelsesto oro olimpico che ti avrebbe lanciato nella leggenda? Leggenda? Ci avresti pensato mai, Valentina sulla pedana di Atlanta, quando è cominciata quella avventura? E pensare che avevano provato ad estromettere il fioretto feminile a squadre. Un misero conteggio di voti e di interesse. Accusati di non difendere a dovere, o forse perchè era più forte il risentimento di chi su quelle pedane prendeva solo schiaffi. La storia però sa essere ancora più gustosa a distanza di anni, se sai pazientemente aspettare. E tu Valentina hai atteso a tuo modo…vincendo… Con l’oro di ieri sera, la sua nona medaglia olimpica, hai superto Giovanna Trillini. Vi avevano dipinte per anni come nemiche, così diverse caratterialmente, vecchia abitudine di un giornalismo mai domo dinanzi al gossip. Ma c’è di più. Hai eguagliato per numero di ori complessivi, tra Olimpiadi e Mondiali (19), Edoardo Mangiarotti, il leggendario schermidore milanese scomparso appena 2 mesi fa. “Ho eguagliato il record di 6 medaglie di Mangiarotti, è bellissimo sognare e i sogni a volte si realizzano”. La grinta di Valentina è la stessa delle sue colleghe: Elisa Di Francisca torna a casa con 2 ori. Vittorio Zucconi si chiedeva perplesso su La Repubblica a quale eroe azzurro aggrapparsi. Non me ne voglia lo stimato giornalista. Elisa è già esempio di italianità affascinante e valorosa. Arianna Errigo ha la scherma più spregiudicata. Non è attendista, è la sua grinta di splendida 24enne l’ha mostrata anche nella finale contra la Di Francisca. Ilaria ha tirato anch’essa in pedana ieri. Perchè forse il termine squadra è più vero e bello quando si gioca insieme… tutte. E si vince. Vero Valentina?

Lascia un commento

Sommariamente Web Tv
Watch live streaming video from sommariamente at livestream.com
Cerca con google
Ricerca personalizzata
NERI PER CASO a SORRENTO
Facebook
Invia notizia

    Il tuo nome (richiesto)

    La tua email (richiesto)

    Oggetto

    Il tuo messaggio

    Allega un file

    Twitter
    Iscriviti alla nostra Newsletter
      35179
    Donazioni
    Archivi
    Protected by Copyscape Duplicate Content Protection Tool